ISIS, Iraq: serie di attacchi nel Paese, almeno 4 morti

Pubblicato il 24 febbraio 2020 alle 10:58 in Iraq Medio Oriente

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Almeno 2 combattenti dello Stato Islamico e un civile sono morti, domenica 23 febbraio, a causa di tre attacchi in Iraq, nella provincia orientale di Diyala.

È quanto rivelato, lunedì 24 febbraio, da Xinhua, il quale ha riportato le dichiarazioni di un informatore della polizia locale.

Stando a quanto si apprende, il primo attacco ha riguardato l’area di Buhruz, a 25 chilometri a Sud dal capoluogo della provincia, Baquba. Tale offensiva è stata condotta da una milizia locale affiliata ai servizi segreti iracheni e ha riguardato una base dello Stato Islamico. A seguito dell’attacco, sono morti 2 combattenti dell’ISIS, i quali indossavano cinture esplosive.

La seconda offensiva, invece, è stata condotta da uomini armati non identificati, i quali hanno sparato contro un civile, il quale ha perso la vita, prima di scappare nell’area di Juba, ad Est di Baquba, a circa 65 chilometri di distanza da Baghdad.

Non molto distante da Juba è inoltre stato condotto un terzo attacco, a Jalawlaa, a circa 135 chilometri a Nord-Est da Baghdad, il quale ha causato danni a 2 persone, dopo l’esplosione di una mina installata dai combattenti dell’ISIS.

Nonostante numerose operazioni militari nella provincia di Diyala, tale area dell’Iraq rimane un rifugio per i militanti dell’ISIS che si nascondono principalmente nelle zone rurali al confine con l’Iran e nelle aree che si estendono dalla porzione occidentale della provincia alla catena montuosa di Hamreen, la quale si trova a nord di Baquba.

Nel frattempo, l’agenzia stampa turca Anadolu ha riportato ulteriori attacchi nella provincia di Baghdad.

Il primo ha causato la morte di un funzionario pubblico, il quale prestava servizio presso il Ministero dell’Istruzione, a Sadr City, a Baghdad. L’uomo è stato ucciso da uomini armati a bordo di motociclette.

Nel sud della capitale, inoltre, altre 3 persone sono state ferite in seguito all’esplosione di un ordigno e a un attacco da parte di uomini armati.

La presenza dei combattenti dello Stato Islamico in Iraq era stata già annunciata dalla Francia, la quale, a seguito di sorvoli per la raccolta di informazioni nell’area, avviati per conto della Coalizione globale per la lotta all’ISIS, a guida statunitense, aveva rivelato che nonostante le sue perdite territoriali, l’ISIS è ancora presente in Siria e in Iraq e questo rende necessario il supporto aereo della Francia per le truppe che si trovano presso il teatro iracheno.

Per quanto riguarda la situazione in Iraq, attualmente  le attività di addestramento delle forze locali portate avanti dalla NATO e dalla Coalizione Globale sono sospese, in seguito all’escalation di tensioni in Medio Oriente, ma il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, ha annunciato di essere fiducioso che queste possano riprendere il prima possibile. A tale riguardo, lo scorso 13 febbraio, i ministri della Difesa della NATO avevano deciso di incrementare le azioni dell’Alleanza volte ad addestrare il personale militare in Iraq, prendendosi carico di alcune delle attività di addestramento attualmente svolte dalla Coalizione Globale per la lotta all’ISIS guidata dagli Stati Uniti. Tuttavia, Stoltenberg ha evidenziato che tale decisione non comporterà l’arrivo di ulteriori truppe occidentali in Iraq e sarà portata avanti con il consenso di Baghdad.

La decisione di sospendere le attività di addestramento in Iraq, secondo quanto rivelato dalla NATO, derivava dalla volontà di salvaguardare la sicurezza del personale inviato in Iraq dall’Alleanza. Tale decisione era giunta in risposta all’escalation di tensione nella regione mediorientale all’indomani degli attacchi in Iraq e dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani. 

Nello specifico, il raid che aveva portato alla morte del generale iraniano era stato condotto dagli Stati Uniti lo scorso 3 gennaio, contro l’aeroporto di Baghdad. Per giustificare tale uccisione, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva dichiarato che Soleimani era stato responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni e stava pianificando nuovi attentati. A seguito della morte del suo generale, l’Iran è stato responsabile dell’attacco dell’8 gennaio contro due basi irachene che ospitavano soldati statunitensi. I raid erano avvenuti contro la base di Ain al-Assad, situata nel governatorato occidentale di Al-Anbar, e contro quella di Harir, nel Nord dell’Iraq, nella provincia di Erbil.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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