Brasile: sciopero della polizia militare nel Nord-Est

Pubblicato il 24 febbraio 2020 alle 9:21 in America Latina Brasile

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Lo sciopero della polizia militare nello stato di Ceará, nel nord-est del Brasile, si è evoluto in un’escalation di tensione che ha raggiunto il momento peggiore quando Cid Gomes, un senatore di spicco di quello stato e avversario del governo di Jair Bolsonaro, è stato bersagliato da colpi di arma da fuoco. Il senatore, che guidava un escavatore, ha cercato di entrare in un’area militare occupata da uomini incappucciati, presumibilmente poliziotti militari, nella città di Sobral e si è scagliato contro il recinto che separava la base della strada e contro i manifestanti dietro di esso. Le condizioni di Gomes evolvono favorevolmente, riferiscono le autorità sanitarie, ma l’episodio ha aggravato una crisi che ha iniziato a delinearsi dalla fine dello scorso anno, con negoziati per l’adeguamento delle retribuzioni per un settore cui, a causa del possesso di armi da fuoco e del suo carattere militare, è vietato scioperare.

Dalla crisi che è stata sfruttata dai politici locali e nazionali, l’ala più radicale della polizia è emersa come protagonista nuova e rafforzata. Il settore più radicalizzato è costituito principalmente da giovani soldati che sostengono un discorso autoritario. La posizione di questi soldati è sempre più popolare anche tra gli agenti di polizia da quando le proteste sono riemerse martedì scorso, 18 febbraio, e i militari fanno direttamente appello al capo dello stato, Jair Bolsonaro.

L’anno scorso Camilo Santana, governatore del Ceará e militante del Partito dei Lavoratori, la principale formazione dell’opposizione, ha accolto alcune delle richieste della polizia per tentare di placare le proteste. Sebbene alcune associazioni collegate agli agenti abbiano deciso di raggiungere un accordo, parte della base lo ha respinto e si è ribellato. Da allora, diversi battaglioni sono entrati in sciopero in diverse città. Ora, alla vigilia del Carnevale, la situazione è degenerata. Fino a sabato 22 febbraio, quattro agenti di polizia sono stati arrestati e altri 300 sono indagati per reati che vanno dal sequestro di auto di pattuglia alla combustione di veicoli di cittadini contrari al movimento. Ci sono stati almeno 51 decessi nelle ultime 48 ore nella regione, quando la media era di sei omicidi giornalieri nel 2020 fino ad allora, secondo uno studio del sito web G1.

“È la prima volta nella vita che abbiamo visto una caserma occupata in quel modo. Tutti incappucciati. È impossibile sapere quanti di loro sono poliziotti e se sono davvero poliziotti” – ha detto il senatore di San Paolo, Major Olímpio, che ha visitato uno dei battaglioni in rivolta, a Fortaleza. La sua dichiarazione sorprende perché, oltre ad essere scelto dalla base bolsonarista come inviato nello stato del Ceará, ha ottimi legami con la polizia di San Paolo. Olímpio ha integrato la delegazione di senatori che si sono recati a Ceará per trovare una via d’uscita dalla crisi. Il gruppo teme che la situazione a Ceará causi un effetto domino che scateni la violenza nel resto del paese, dato che anche gli agenti di polizia di almeno sei stati richiedono miglioramenti salariali.

Quando i riflettori vengono posizionati su Ceará – spiega la stampa locale – diventa chiaro che le diverse strategie dei politici locali e nazionali hanno fatto sì che la crisi si trasformasse in una bomba difficile da disattivare. Bolsonaro, principale autorità del paese,eletto con il sostegno della polizia e dei settori militari, non ha ancora condannato i disordini nelle unità militari di Ceará. Nel suo messaggio settimanale su Facebook, giovedì scorso il presidente ha annunciato di aver autorizzato l’invio delle forze armate nel nord-est ed è tornato a difendere l’approvazione in parlamento di un’amnistia legale anticipata per i militari protagonisti della crisi. Se questa amnistia venisse approvata, coloro che dovessero uccidere qualcuno durante l’operazione non possono essere indagati o puniti.

L’ex ministro Ciro Gomes, membro del Partito Democratico laburista, fratello del senatore armato e rivale di Bolsonaro alle ultime elezioni presidenziali ha accusato il presidente di sostenere i manifestanti più radicalizzati ed essere responsabile della crisi. ” Un ragazzo di venti vent’anni oserebbe  sparare a qualcuno così, come se niente fosse, se non credesse di essere al servizio della più grande autorità del Brasile?” – Ha chiesto rivolto al capo dello stato.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e portoghese

 

di Redazione

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