Attacco aereo a Idlib: 5 morti, accusata la Russia

Pubblicato il 24 febbraio 2020 alle 18:27 in Russia Siria

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Aerei da guerra russi hanno colpito una zona residenziale della provincia di Idlib, in Siria, uccidendo almeno 5 civili. È quanto ha riferito un gruppo per la difesa civile, The White Helmets, citato dall’agenzia di stampa turca Anadolu. Gli aerei del regime siriano avrebbero preso di mira, da parte loro, diverse aree residenziali, tra cui Kafr Nabl, Ehsim, Kansafra, Sufuhon, Hizareen e Kafar Aweed, nel Sud di Idlib, e Kafr Nouran e Darat Izza, ad Ovest di Aleppo.

Nel frattempo, il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato, il 22 febbraio, che incontrerà i leader di Russia, Francia e Germania per discutere della situazione a Idlib, il 5 marzo. Parlando con i giornalisti di Izmir, Erdogan ha annunciato l’incontro ma non ha specificato dove si sarebbe tenuto. Il presidente di Ankara ha però sottolineato che la Turchia ha già “delineato una tabella di marcia” per la provincia di Idlib, a seguito di una serie di chiamate, effettuate il 21 febbraio, con il presidente russo, Vladimir Putin, la cancelliera tedesca, Angela Merkel e il presidente francese, Emmanuel Macron. “Ho espresso chiaramente la nostra determinazione”, ha affermato Erdogan. Il leader turco ha più volte minacciato un’operazione “imminente” contro le forze siriane nella regione, la scorsa settimana.

I leader europei, Macron e Merkel, hanno espresso preoccupazione per la situazione umanitaria in Idlib il 21 febbraio e hanno sollecitato la fine del conflitto. Lo stesso giorno, il Cremlino ha affermato che stava discutendo della possibilità di tenere un vertice a 4. Nel frattempo, le Nazioni Unite hanno avvertito che un’escalation nei combattimenti potrebbe finire in un “bagno di sangue” e hanno chiesto un cessate il fuoco immediato. Quasi 900.000 persone, più della metà delle quali sono bambini, sono dovute fuggire dalle proprie case dal 1° dicembre 2019, quando le forze governative siriane, sostenute dalla Russia, hanno intensificato la loro offensiva militare contro la provincia di Idlib, che rappresenta l’ultima enclave dei ribelli in Siria. 

I 9 anni di guerra civile in Siria hanno attirato un flusso costante di attori esterni, tra cui gli Stati Uniti, la Russia e la Turchia. Se gli USA hanno recentemente ridimensionato la loro presenza, gli altri due rimangono ancora impegnati sul territorio per cercare di imporre i propri interessi e allo stesso tempo definire un accordo che stabilisca le rispettive aree di influenza. La provincia di Idlib rimane la più devastata dalla guerra e, nonostante le parti dichiarino di voler evitare un’ulteriore catastrofe umanitaria, i bombardamenti del regime e gli interventi armati degli altri Paesi non si arrestano. 

Il 17 e il 18 febbraio, durante i colloqui russo-turchi sulla Siria, le due parti avevano dichiarato di voler discutere delle misure da attuare per garantire il pieno rispetto degli accordi conclusi più di un anno fa a Sochi e per prevenire le violazioni del cessate il fuoco. Tuttavia, già poco dopo la fine dell’incontro, la Turchia aveva ribadito di essere pronta ad agire con una soluzione militare per affrontare la situazione. 

L’accordo di Sochi del 17 settembre 2018 aveva istituito ad Idlib una cosiddetta zona di “de-escalation”. Qui, le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione, tuttavia, il governo Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, l’ultima enclave dei ribelli, nonostante la presenza di forze straniere. Nel frattempo, il 13 febbraio, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha affermato che Ankara è pronta ad agire contro chiunque violi il cessate il fuoco nella regione di Idlib, gruppi terroristici compresi, con riferimento all’affiliato di al-Qaeda, Hayat Tahrir al-Sham, contro cui verrà impiegata la propria forza nel caso in cui il gruppo terroristico cominci a minacciarla. La dichiarazione fa seguito alla critica proveniente da Mosca, del 12 febbraio, con cui la Turchia è stata accusata di non aver rispettato gli accordi precedentemente presi. Per il Ministero della Difesa russo, inoltre, la vera ragione della crisi nella zona di de-escalation di Idlib è da far risalire al mancato adempimento, nonché fallimento, da parte di Ankara di separare i militanti moderati dell’opposizione dai terroristi. Non da ultimo, la presenza di truppe turche a Idlib ha ulteriormente esacerbato la situazione, così come il trasporto di armi e munizioni attraverso il confine siro-turco.

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime di Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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