Attacchi israeliani contro Damasco: uccisi 2 membri della Jihad Islamica palestinese

Pubblicato il 24 febbraio 2020 alle 9:13 in Israele Siria

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Attacchi aerei israeliani sono stati lanciati, nella notte di domenica 23 febbraio, contro alcune postazioni della Jihad Islamica palestinese situate in Siria.

Nell’attacco, secondo quanto riferito dal gruppo in una dichiarazione, sono rimasti uccisi 2 militanti, identificati come Salim Salim, di 24 anni, e Ziad Mansour, di 23. Ancora non sono state chiarite le loro nazionalità né il loro ruolo all’interno del gruppo. L’offensiva, secondo quanto dichiarato dalle Forze di Difesa israeliane, è stata condotta in risposta al lancio di 21 razzi, effettuato il giorno prima, dal territorio della Striscia verso quello di Israele.

I raid di Tel Aviv si sono scagliati sulla regione di Adeliyah, appena fuori da Damasco. L’esercito israeliano ha definito quell’area “il centro dell’attività della Jihad Islamica in Siria”, specificando che in quel territorio si effettua anche la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie militari. Nel corso della giornata, un altro miliziano del gruppo, Muhammad Ali al-Naaman, di 27 anni, è rimasto ucciso in uno scontro con i soldati israeliani al confine di Gaza, presso Khan Yunes. L’organizzazione palestinese ha giurato, poco dopo gli attacchi, che avrebbe cercato vendetta nei confronti di Israele per l’uccisione dei suoi uomini.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, un’organizzazione non governativa con sede nel Regno Unito, ha poi aggiunto che nell’attacco israeliano sono stati uccisi anche 4 combattenti pro-Assad, membri di una milizia supportata dall’Iran. Almeno uno di loro era siriano. 

Anche l’agenzia di stampa siriana SANA, citando una fonte militare, ha riferito che aerei da guerra israeliani hanno attraversato lo spazio aereo sopra Damasco e colpito alcuni obiettivi, situati in quella zona, con una raffica di missili. Tuttavia, la fonte ha specificato che molti dei razzi lanciati dai jet israeliani sono stati distrutti prima di toccare terra.

Anche il 6 febbraio, aerei da guerra israeliani avevano condotto un attacco nei pressi di Damasco. Tuttavia, le Forze di Difesa aerea siriana erano riuscite ad intercettare ed abbattere i missili lanciati da Israele prima che questi colpissero la periferia occidentale e le aree meridionali della capitale siriana. A detta di un gruppo di monitoraggio dell’opposizione, l’attacco era diretto, in particolare, contro le postazioni di combattenti filoiraniani e contro la base aerea militare di Mazzeh. Il bilancio delle vittime aveva riguardato 12 membri di milizie filoiraniane, 7 nell’area di al-Kiswa e altri 5 a Izra, nel governatorato di Dar’a, nel Sud della Siria.

Sin dal 2011, Israele ha condotto centinaia di attacchi aerei in Siria, prendendo di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale, ovvero l’Iran, i gruppi palestinesi e l’organizzazione paramilitare libanese Hezbollah, considerati un pericolo per l’integrità dei propri confini territoriali. A tal proposito, Israele si è detto determinato a frenare la crescita della forza militare dell’Iran in Siria, contro cui sarebbe suo diritto continuare a combattere come forma di auto-difesa. In particolare, Teheran starebbe cercando di creare una propria base militare permanente. Gli attacchi aerei israeliani rappresenterebbero altresì un tentativo di colpire i depositi di armi appartenenti ad Hezbollah.

Una delle ultime offensive di Israele risale al 23 dicembre, quando le forze armate israeliane hanno effettuato una serie di attacchi aerei in territorio siriano uccidendo 3 cittadini iraniani. Precedentemente, il 20 novembre, l’esercito israeliano aveva dichiarato che le proprie forze aeree avevano colpito decine di obiettivi iraniani e siriani in Siria, prendendo di mira sia postazioni della Quds Force, un distaccamento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica di Teheran, sia delle forze siriane. L’attacco ha causato la morte di 23 combattenti, di cui 16 non siriani. A detta di Israele, si era trattato di un’operazione condotta in risposta ai missili lanciati dalle forze iraniane dai territori siriani verso Israele, nella notte di martedì 19 novembre.

Sia l’Iran sia Hezbollah appoggiano il presidente siriano, Bashar al-Assad, nella guerra civile in Siria, sin dal 2012. Il conflitto siriano ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime. La Russia, anch’essa alleata del regime, ha finora ignorato apertamente i raid aerei israeliani.

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Chiara Gentili

di Redazione

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