Afghanistan: continuano le violenze dei talebani, nonostante l’accordo con gli USA

Pubblicato il 24 febbraio 2020 alle 20:31 in Afghanistan USA e Canada

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Alcuni incidenti separati ad opera di militanti islamisti, nelle provincie di Balkh, Helmand e Samangan, sono stati confermati durante il terzo giorno della riduzione delle violenze concordata tra Stati Uniti e talebani. 

La riduzione della violenza doveva durare una settimana ed è iniziata il 22 febbraio. Tuttavia, secondo quanto riferisce il quotidiano afghano locale, Tolo News, già il primo giorno, è stato segnalato uno scontro armato, che ha coinvolto i talebani, e due incidenti separati sono stati confermati il giorno successivo, il 23 febbraio. Il terzo giorno, tuttavia, è stato quello con il più alto bilancio di vittime. Almeno 4 membri delle forze dell’ordine e 3 civili, tra cui una donna, sono stati uccisi in un attacco dei talebani contro un avamposto nel distretto di Chahar Kint, nella provincia settentrionale di Balkh, nelle prime ore del 24 febbraio. I funzionari locali hanno riferito che 2 membri delle cosiddette “forze di rivolta pubblica” sono stati catturati dai talebani. Tuttavia, questi ultimi non hanno confermato la notizia. “Oggi, i talebani hanno effettuatogli attacchi nelle province di Balkh, Helmand e Samangan e tre membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi e altri otto sono rimasti feriti”, ha dichiarato Nusrat Rahimi, portavoce del Ministero degli Interni, il 24 febbraio. 

L’accordo per la riduzione delle violenze era stato raggiunto durante i negoziati tra i rappresentanti degli Stati Uniti e dei talebani in Qatar e, se mantenuto, avrebbe potuto garantire la firma di una più ampia intesa che prevedeva il ritiro delle forze statunitensi dall’Afghanistan. Il 21 febbraio, il Segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva confermato che una volta concluso con successo il periodo di tregua, gli Stati Uniti hanno intenzione di firmare un accordo di pace con i talebani, il 29 febbraio. Anche il portavoce del gruppo di militanti islamisti afghani, Zabihullah Mujahid, da parte sua, aveva confermato la dichiarazione di Pompeo e ha aggiunto che entrambe le parti inviteranno rappresentanti di alto livello a prendere parte alla “cerimonia della firma” dell’accordo di pace. A seguito della sottoscrizione dell’intesa di pace con Washington, dovrebbero essere avviati i colloqui intra-afgani. “L’unico modo per raggiungere una pace sostenibile in Afghanistan è che gli afgani si uniscano e concordino la via da seguire”, ha dichiarato Pompeo. Secondo il segretario di Stato USA, i progressi compiuti a Doha forniscono speranza e rappresentano una vera opportunità per tutto il Paese. 

Uno dei round di negoziati più recenti tra Stati Uniti e talebani aveva avuto inizio il 7 dicembre 2019, nella capitale del Qatar, Doha. Il fine principale era negoziare il ritiro delle forze armate statunitensi, in cambio della fine degli assalti e di una serie di garanzie da parte dei militanti islamisti. Sebbene i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di notevoli progressi diplomatici, le violenze nel Paese continuavano, fino a causare la sospensione dei colloqui. Questa si è verificata, in particolare, l’11 dicembre 2019, a seguito di un attacco contro una struttura medica situata nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram, che ha causato la morte di 2 civili ed il ferimento di altri 73. Inoltre, il 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato una nuova vittima delle forze speciali statunitensi. Successivamente, a partire dal 20 gennaio 2020, è stato intrapreso un ulteriore ciclo di colloqui tra un inviato statunitense e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno definito ulteriori richieste da parte di Washington, senza specificarne, però, la natura. Ad oggi, il gruppo militante islamista controlla circa il 40% dell’Afghanistan, secondo i funzionari della Difesa di Kabul. Nel gennaio 2020, l’Ispettore generale speciale statunitense per la ricostruzione dell’Afghanistan, ha riferito che negli ultimi tre mesi del 2019 si era registrato un numero record di attacchi armati da parte dei talebani e delle altre forze antigovernative.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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