UNHCR: pericoloso aumento degli sfollati nel Sahel

Pubblicato il 23 febbraio 2020 alle 7:03 in Burkina Faso Mali

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L’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, UNHCR, e i suoi partner africani hanno riferito che la regione del Sahel sta affrontando sfide sempre più impegnative per cercare di proteggere i civili e garantire loro un’adeguata assistenza umanitaria. In Burkina Faso, i recenti attacchi condotti da gruppi di militanti armati su civili e autorità locali, hanno provocato lo sfollamento di una media di circa 4000 persone al giorno, dal primo gennaio 2020. Da gennaio 2019, almeno 765.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case. Solo 150.000 sfollati sono stati registrati nelle ultime 3 settimane.

Quelli che lasciano le proprie case e si trasferiscono altrove fuggono generalmente da attacchi di militanti armati, uccisioni, rapimenti e saccheggi. Circa 4.400 abitanti del Niger sono arrivati in Mali, rifugiandosi nelle città di Anderamboukane e Menaka. Anche in Mali, tuttavia, la popolazione è spaventata e desiderosa di fuggire. In fuga dalle regioni centrali di Segou e Niono, 1.000 rifugiati maliani hanno attraversato la Mauritania negli ultimi 10 giorni, un notevole aumento rispetto alla media settimanale di cinquanta rifugiati, di solito provenienti dal Mali settentrionale.

Ovunque nel Sahel, i sopravvissuti hanno bisogno di sicurezza, riparo, cibo e acqua. Anche l’abbigliamento e altri beni essenziali sono urgentemente necessari. L’accesso ai servizi igienico-sanitari e le cure mediche sono la priorità. Allarmato dal drammatico aumento degli sfollati, l’UNHCR ha ribadito la sua richiesta di protezione alle popolazioni civili e a coloro che fuggono dalla violenza. Anche il personale umanitario ha bisogno di sicurezza per riuscire a fornire assistenza. “Stiamo già intensificando la nostra risposta alla crisi, fornendo protezione, forniture di emergenza per le persone costrette a fuggire e per le comunità che le ospitano, con un’attenzione particolare a rifugi, cure mediche e istruzione”, ha dichiarato il portavoce dell’UNHCR, Andrej Mahecic.

Il Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalla furia dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati lo scorso anno nei tre Paesi. Le aree che hanno visto un’esplosione incontrollata della violenza sono generalmente quelle più aride e sottosviluppate, dove i gruppi armati sfruttano la povertà e le divisioni etniche o religiose per reclutare combattenti e provocare maggior impatto. Secondo il Country Report on Terorrism 2018 del governo americano, le organizzazioni terroristiche reclutano con successo i membri dell’etnia Fulani, che sono particolarmente marginalizzati, poveri e svantaggiati rispetto al resto degli abitanti del Burkina Faso. A partire dal 2017, si è registrata nel Paese una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, AQIM si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Nel 2018, militanti jihadisti affiliati a diverse organizzazioni hanno condotto omicidi mirati, raid contro postazioni militari e di sicurezza, attentati con esplosivi improvvisati. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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