Primarie democratiche negli USA: vittoria decisiva di Sanders in Nevada

Pubblicato il 23 febbraio 2020 alle 11:30 in USA e Canada

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Bernie Sanders ha ottenuto una vittoria decisiva nei caucus presidenziali democratici in Nevada, il 22 febbraio, con Joe Biden al secondo posto. Timori per l’idealismo di Sanders, in politica interna ma anche estera. 

Sanders, senatore del Vermont, ha vinto grazie al sostegno da una coalizione di elettori giovani e adulti, latini, membri dei sindacati e donne bianche istruite. “Abbiamo vinto il voto popolare in Iowa, abbiamo vinto le primarie nel New Hampshire e, secondo i media, ora abbiamo vinto il caucus del Nevada”, ha affermato il candidato 78enne a San Antonio, in Texas. “Abbiamo messo insieme una coalizione multi-generazionale e multirazziale che non solo vincerà in Nevada, ma prenderà tutto il Paese”, ha aggiunto Sanders. Prima della vittoria in Nevada, Sanders aveva battuto gli altri candidati in New Hampshire, tra cui Pete Buttigieg, che invece era arrivato primo, con un margine molto stretto, in Iowa. 

Biden, l’ex vicepresidente dell’amministrazione Obama, aveva un forte bisogno di una buona performance in Nevada, dopo gli scarsi risultati nei primi due caucus in Iowa e nel New Hampshire. Secondo i risultati parziali, dovrebbe essere secondo, appena dopo Sanders, con il 19 percento dei voti, ma davanti all’ex sindaco Buttigieg, che si attesta intorno al 16 percento, al momento. “La stampa è pronta a dichiarare la morte di qualcuno troppo rapidamente, ma siamo vivi e stiamo tornando e vinceremo”, ha dichiarato Biden ai sostenitori a Las Vegas. Inoltre, Buttigieg si è congratulato con Sanders, ma poi ha dichiarato ai suoi sostenitori a Las Vegas che i democratici dovrebbero riconsiderare la nomina di Sanders, una persona che si auto-definisce un socialista democratico e che ha dipinto come eccessivamente idealista. Molti critici temono le posizioni eccessivamente radicali del senatore democratico favorito, al momento, per diventare candidato democratico alle presidenziali. 

Durante un incontro in Nevada, il 18 febbraio, Sanders aveva fortemente criticato il rapporto dell’amministrazione Trump con l’attuale governo “razzista” israeliano e con “il dittatore miliardario” dell’Arabia Saudita. Il leader democratico aveva dichiarato: “Essere per il popolo israeliano ed essere per la pace in Medio Oriente non significa che dobbiamo sostenere i governi razzisti di destra che ci sono in questo momento in Israele”. Sanders ha anche citato la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. Secondo il candidato democratico, la politica estera statunitense in Medio Oriente dovrebbe mettere gli israeliani e i palestinesi, insieme, sotto “la bandiera della giustizia”. Sanders ha poi affermato: “Non può semplicemente succedere che siamo solo pro-Israele e ignoriamo i bisogni del popolo palestinese”.

Il senatore democratico esprime posizioni estremamente nette e inusuali per un possibile candidato alla presidenza. Sempre il 18 febbraio, Sanders ha fatto riferimento anche ai rapporti degli Stati Uniti con l’Arabia Saudita. “Per anni abbiamo amato l’Arabia Saudita, il nostro meraviglioso alleato. L’unico problema è che le persone che gestiscono quel Paese sono criminali omicidi “, ha affermato. Secondo il candidato democratico, invece di trattare con un “dittatore miliardario”, riferendosi al principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman, Washington dovrebbe facilitare un dialogo tra l’Iran e il Regno, per porre fine alle loro guerre per procura in Medio Oriente. “Siamo in grado di mettere insieme sauditi e iraniani. Dobbiamo dirgli che siamo stufi marci, come nazione, di spendere trilioni di dollari in guerre senza fine e che dovranno unire i loro sforzi e noi abbiamo le risorse per aiutarli a realizzare tutto questo”, ha poi aggiunto Sanders. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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