Libia: sospensione del dialogo e presunto aumento dei mercenari

Pubblicato il 23 febbraio 2020 alle 18:46 in Libia Turchia

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L’Alto Consiglio di Stato libico (HCS) di Tripoli ha concordato all’unanimità di sospendere la partecipazione della sua delegazione agli incontri delle Nazioni Unite a Ginevra. Anche la Turchia esclude il dialogo con il generale di Tobruk, Khalifa Haftar, e denuncia la crescita del numero di mercenari nel Paese. 

Il 22 febbraio si è tenuta una sessione dell’HCS, alla quale hanno partecipato 86 membri, in cui è stato confermato il ritiro della delegazione di tripoli dai colloqui del comitato militare congiunto 5+5 di Ginevra. La notizia era già trapelata il 18 febbraio, ma le ragioni non erano state approfondite. Nella sessione dell’HCS, invece, è stato concordato che Tripoli non siederà al tavolo delle negoziazioni finchè non vedrà sviluppi positivi nel dialogo militare. Inoltre, l’Alto consiglio ha chiesto all’UNSMIL, la missione delle Nazioni Unite in Libia, di rispondere ad alcune domande dei rappresentanti tripolini sull’agenda politica dei colloqui e sul processo decisionale di Ginevra. Il capo dell’HCS, Khalid Al-Mishri, ha ribadito le stesse richieste, affermando che aveva bisogno di maggiori chiarimenti da parte dell’UNSMIL prima di potersi recare a Ginevra.

Il Comitato militare congiunto è formato da 5 rappresentanti dell’Esercito di Liberazione Nazionale (LNA) di Haftar e da altrettanti delegati del governo di Tripoli. L’obiettivo degli incontri era quello di avviare discussioni volte a porre una tregua al conflitto libico e all’istituzione di un meccanismo che monitori gli scontri. Il primo incontro ha avuto luogo il 3 febbraio a Ginevra, sotto l’egida delle Nazioni Unite, mentre il secondo round è stato intrapreso il 18 febbraio. Tuttavia, nella medesima giornata, le forze dell’LNA, guidate dal generale Haftar, hanno condotto un attacco aereo, per mezzo di missili, contro l’area portuale della capitale Tripoli. A detta dell’esercito di Haftar, l’obiettivo era un’imbarcazione con a bordo armi di provenienza turca, sebbene, il 19 febbraio, ufficiali turchi abbiano affermato che non vi era alcuna nave cargo di Ankara nelle acque libiche al momento dell’attacco.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha quindi dichiarato che Ankara, a sua volta, non è disposta al dialogo con Haftar, accusandolo di essere “un mercenario che non ha uno status legale legittimo”. Il leader turco ha poi aggiunto che continuerà a tenere incontri con il premier del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez Al-Sarraj, poichè questo rappresenta l’unica istituzione legittima in Libia. Erdogan ha poi espresso la sua delusione per il fatto che i Paesi occidentali abbiano invitato Haftar negli stessi luoghi in cui hanno ricevuto Al- Sarraj. Il presidente ha poi aggiunto che l’addestramento turco delle forze armate libiche continua e ha sottolineato il suo stupore per il fatto che l’Occidente non stia assumendo la responsabilità della presunta presenza di 2.500 combattenti del gruppo russo Wagner, al fianco di Haftar. Erdogan ha poi indicato che il numero di mercenari sudanesi e russi aveva raggiunto le 15.000 unità.

Alla luce di tale situazione, il 22 febbraio, il presidente di Ankara ha sottolineato che la politica della Turchia in Libia e Siria non è un’avventura o il frutto di scelte casuali. Erdogan ha ribadito  che si tratta di questioni vitali per il suo Paese e, se non fosse possibile trovare una soluzione a tali situazioni, il costo sarà molto elevato in futuro. La situazione in Libia è progressivamente peggiorata a seguito di una serie di vicende militari e politiche che si sono susseguite a partire dal 15 febbraio 2011, giorno dell’inizio della rivoluzione contro il dittatore Muammar Gheddafi, al potere dal 1969. Dopo un mese di rivolte e azioni di repressione violenta da parte dell’esecutivo, il 19 marzo del 2011, fu lanciato un intervento militare internazionale in Libia ad opera d’alcuni Paesi aderenti all’Organizzazione delle Nazioni Unite, autorizzati dalla risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Tale operazione portò alla caduta del regime di Gheddafi, ma segnò anche l’inizio di un periodo di forte instabilità e lotte di potere interne in Libia. A 9 anni dall’inizio della guerra civile, il Paese Nord africano vive ancora in un clima di violenza e incertezza.

Al momento, esistono due principali schieramenti in Libia. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, che è riconosciuto dall’ONU. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, il cui Esercito di Liberazione Nazionale (LNA) è guidato dal generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk ha ricevuto il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania, Russia e Francia. Tra questi Paesi, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Invece, tutta l’Unione Europea riconosce la legittimità del governo di Tripoli, ma questo è sostenuto, in particolare, da Italia, Qatar e Turchia. Infine, gli Stati Uniti hanno un buon rapporto con il generale di Tobruk, ma dichiarano di supportare una soluzione politica al conflitto e di riconoscere il governo di Tripoli. Da parte sua, Haftar, che controlla buona parte del Paese, continua a ricercare una vittoria militare in Libia. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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