Crescita demografica nel mondo arabo: per l’Egitto “una minaccia al pari del terrorismo”

Pubblicato il 23 febbraio 2020 alle 6:27 in Egitto Medio Oriente

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La popolazione egiziana ha superato i 100 milioni di persone. Con una media di 2 milioni di nascite l’anno, gli abitanti del Paese nordafricano sono triplicati dal 1967. Le problematiche legate a una tale impennata non sono da sottovalutare. Problemi relativi all’urbanizzazione, come il sovraffollamento delle città, il traffico congestionato e l’inquinamento, stanno esercitando una notevole pressione sulle autorità. Solo Il Cairo e la provincia di Giza contano almeno 19 milioni di abitanti. Per alleviare la concentrazione urbana, il governo centrale ha deciso di costruire una nuova metropoli, 45 chilometri a Est della capitale, ma è difficile che un’iniziativa del genere riesca a risolvere il problema demografico nel breve periodo.

Il ministro egiziano della Pianificazione e dello Sviluppo economico, Hala el-Said, ha dichiarato che la crescita demografica rischia di determinare un significativo declino nella quota pro capite di alloggi, servizi educativi e sanitari, opportunità di lavoro. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha inserito la “sovrappopolazione” tra le maggiori “minacce” che l’Egitto è chiamato ad affrontare, al pari del terrorismo.

Come per la maggior parte dei Paesi arabi, l’Egitto ha una popolazione prettamente giovane, con poco più del 60% degli abitanti sotto la soglia dei 30 anni. La disoccupazione giovanile tocca un tasso vicino al 35% e circa un terzo della popolazione vive sotto la soglia della povertà.

Il governo, che ha avviato la campagna “Due è abbastanza” al fine di limitare le nascite, sta combattendo contro la mentalità scettica e i preconcetti culturali diffusi soprattutto nelle campagne, dove le famiglie numerose sono considerate una risorsa, utile a massimizzare le fonti di reddito.

Nonostante gli alti numeri registrati in Egitto, nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa la crescita sembra lentamente rallentare. I dati delle Nazioni Unite indicano che il tasso di crescita della popolazione nei Paesi MENA dovrebbe diminuire da un attuale 1.7% a circa lo 0.8% entro la metà del secolo. Nel 2030, dovrebbe attestarsi sull’1.3%. La crescita, tuttavia, si prevede irregolare nella regione, con Paesi che continueranno ad aumentare e altri che diminuiranno drasticamente, come il Libano. “I Paesi più poveri e più fragili, nonché quelli in conflitto, tendono ad avere una crescita più rapida della popolazione”, avverte l’agenzia delle Nazioni Unite per l’Infanzia, UNICEF. La popolazione di metà dei Paesi MENA crescerà del 50% fino al 2050 e probabilmente il numero di abitanti raddoppierà in Iraq, Sudan e nei territori palestinesi. In termini assoluti, l’Egitto potrebbe aggiungere altri 60 milioni di individui alla sua popolazione, l’Iraq 45 milioni e il Sudan 42 milioni nello stesso arco di tempo.

In generale, la regione MENA sta attraversando un’importante transizione demografica, il che costituisce una grande sfida ma anche una nuova opportunità. Secondo un recente rapporto dell’UNICEF, con meno nascite ogni anno, la popolazione di un Paese diminuisce la sua dipendenza dai giovani in età lavorativa e, con meno persone da sostenere, può aprire la porta a un promettente rapido sviluppo economico. Tuttavia, è da vedere se i notoriamente popolosi Stati arabi siano in grado di sfruttare questa opportunità.

Allo stato attuale, il problema della crescita della popolazione potrebbe aumentare le pressioni socio-economiche esistenti. La domanda crescente di risorse connessa all’incremento delle nuove nascite potrebbe rischiare di annullare qualsiasi progresso prodotto dallo sviluppo economico. La disoccupazione giovanile unita al deterioramento dei servizi pubblici e a un generale senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni, considerate intrinsecamente corrotte, sta già dando il via a frequenti proteste di strada. Al di là delle statistiche demografiche, la popolazione della regione si aspetta un miglioramento del proprio standard di vita, una governance più efficiente e una più intelligente gestione delle risorse.

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Chiara Gentili

di Redazione

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