Sud Sudan: i leader rivali annunciano la formazione di un governo

Pubblicato il 22 febbraio 2020 alle 18:44 in Africa Sud Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I due leader rivali del Sud Sudan hanno formato un governo di transizione insieme, nel tentativo di porre fine ad anni di devastanti guerre interne che hanno causato la morte di quasi 400.000 persone. 

Il leader dell’opposizione, Riek Machar, ha prestato giuramento il 22 febbraio nella capitale del Paese, Juba, come vice del presidente, Salva Kiir. “Giuro che sarò fedele con la massima solerzia alla Repubblica del Sud Sudan”, ha dichiarato Machar nel suo giuramento di fronte a una stanza piena di diplomatici e rappresentanti regionali, tra cui il leader sudanese, Abdel Fattah al-Burhan. Tra gli applausi, Machar ha abbracciato e stretto la mano a Kiir. Da parte sua, Kiir ha affermato che si trattava della  “fine ufficiale della guerra” nel Paese. “Ora possiamo proclamare una nuova alba”, ha dichiarato solennemente il presidente, aggiungendo di aver scusato Machar e di aver a sua volta chiesto perdono al vecchio nemico. Poi, ha invitato i rispettivi gruppi etnici Dinka e Nuer a fare lo stesso. 

Per arrivare a tale soluzione, ognuno dei due leader ha fatto una concessione chiave. Kiir ha annunciato di aver preso una decisione “dolorosa” sulla questione politicamente delicata del numero di Stati in cui sarebbe stato diviso il Sud Sudan. Kiir e i suoi sostenitori preferirebbero creare 3 macro aree amministrative, ma l’opposizione ha insistito sulla necessità di formare 10 Stati federali, che rappresentino le divisioni etniche. Machar, da parte sua, ha accettato che il presidente si assumesse la responsabilità della sua sicurezza personale, in caso di ritorsioni. I due leader, il 20 febbraio, hanno annunciato di aver accettato di formare un governo di transizione che avrebbe portato a  nuove elezioni entro 3 anni. Si tratterà della prima volta che il Paese va al voto, dall’indipendenza.

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane al mondo, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011. È uno dei Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprende più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli a Kiir, hanno avviato scontri con quelli di etnia nuer, guidati da Machar, e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati. Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica.

Kiir e Machar si sono incontrati più volte tra il 18 e il 20 febbraio ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, per discutere delle questioni rimaste irrisolte, in particolare quella sul numero di Stati regionali in cui dovrebbe essere suddiviso il Paese e quella sulla reintegrazione degli ex combattenti ribelli. Già a novembre, i due leader non erano riusciti a rispettare la scadenza per la risoluzione dell’impasse, così come stabilito nell’accordo di pace firmato a settembre 2018, e avevano stabilito di posticipare di altri 100 giorni la creazione dell’esecutivo congiunto.  La ragione del ritardo, secondo quanto rivelato da fonti governative, ha riguardato la necessità di risolvere alcune questioni fondamentali di governance e sicurezza. Gli Stati Uniti, che contribuiscono allo sviluppo del Paese africano con circa 1 miliardo di dollari all’anno in aiuti umanitari, si erano più volte detti delusi dalla mancanza di progressi nelle trattative per la formazione del nuovo governo di unità nazionale.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.