Sahara Occidentale: per il Marocco “snodo centrale” della cooperazione africana

Pubblicato il 22 febbraio 2020 alle 7:18 in Marocco Sahara Occidentale

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Il Sahara Occidentale è “un importante crocevia commerciale” tra il Marocco e i Paesi africani e diventerà un perno chiave della strategia di cooperazione Sud-Sud promossa da Rabat. È quanto sostiene il ministro marocchino degli Affari Esteri, Nasser Bourita, soddisfatto del numero crescente di Paesi africani che decidono di aprire le loro rappresentanze diplomatiche nelle città di Laayoune e Dakhla, situate nella regione sahariana. In particolare, sono 7 i Paesi del continente, alleati del Marocco, che hanno stabilito le loro ambasciate e consolati nel Sahara occidentale, ovvero Comoros, Gabon, Sao Tome e Principe, Repubblica Centrafricana, Gambia, Guinea e, in ultimo, Costa d’Avorio. “La regione del Sahara marocchino connette il Marocco alle sue radici africane”, ha dichiarato Bourita, affermando che le iniziative dei vari partner africani riflettono l’importanza del Sahara Occidentale come punto di riferimento centrale della cooperazione tra Marocco e Paesi africani situati al confine meridionale.

Nel frattempo, il 21 febbraio, l’Algeria, che non riconosce l’autorità del Marocco sul Sahara Occidentale, ha deciso di richiamare in patria il suo ambasciatore in Costa d’Avorio per consultazioni. In particolare, Algeri si sarebbe indignata per le dichiarazioni rilasciate dal ministro degli Esteri ivoriano durante l’apertura del suo consolato nella città di Laayoune, il 19 febbraio. Il governo algerino definisce quest’ultima una “città occupata dal Marocco nella regione del Sahara Occidentale”.

Il vasto territorio desertico del Sahara Occidentale si trova a Nord della Mauritania ed è delimitato a Ovest da circa mille chilometri di costa atlantica. La disputa relativa a tale territorio risale al 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco annesse una parte di tale area, pari a circa all’80%. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, annunciò la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria. Successivamente, intraprese una guerriglia per l’indipendenza fin quando, il 6 settembre 1991, venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). A oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale.

Il Fronte Polisario, invece, continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiedono circa mezzo milione di individui. Il Fronte, infatti, controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a Est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf. In questa città, il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi che, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, lì soffrono per la mancanza di aiuti umanitari e per malnutrizione.

I sostenitori del Fronte Polisario affermano che il 92% della pesca marocchina viene praticata nelle acque “saccheggiate” del Sahara Occidentale. La delimitazione del territorio marittimo rappresenta una questione ancora irrisolta che, in passato, è stata motivo di tensione anche tra Marocco e Spagna, soprattutto dopo l’inizio di attività di esplorazioni petrolifere nell’area. Si prevede che il 24 gennaio prossimo, il ministro degli Esteri spagnolo, Arancha Gonzalez, ne parlerà nuovamente con il suo omologo Bourita, in occasione di una visita nella capitale Rabat. Il Regno marocchino, dal canto suo, si è detto pronto ad intraprendere un dialogo con Madrid, nel rispetto dei diritti e della sovranità del Paese. Da parte spagnola è stato evidenziato che esiste già un accordo tra Rabat e Madrid per delimitare i confini. Un accordo, è stato sottolineato, bilaterale e non unilaterale.

In tale quadro, il Fronte Polisario ha duramente condannato le “iniziative del Marocco” volte a stabilire una zona economica esclusiva considerata illegale. È stato poi affermato che la continua politica espansionistica del Marocco è dovuta all’incapacità della Spagna di adempiere alla sua responsabilità legale e storica verso il Sahara Occidentale, e che le leggi approvate il 22 gennaio sono prive di basi legali. La mossa, a detta del Fronte, rappresenta un atto di propaganda, volto a distogliere l’attenzione dalla grave crisi strutturale in cui versa il Regno.

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Chiara Gentili

di Redazione

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