ONU: “Evitare un’escalation incontrollabile in Siria”

Pubblicato il 22 febbraio 2020 alle 9:01 in Medio Oriente Siria

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Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha ribadito la necessità di un immediato cessate il fuoco nella regione di Idlib, in Siria “per evitare un’escalation incontrollabile”. Intanto, i presidenti di Russia e Turchia hanno discusso della situazione in una conversazione telefonica.

La regione siriana di Idlib si trova al confine con la Turchia e rappresenta l’ultima enclave dei ribelli che combattono contro il governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad.  Il 10 febbraio, le Nazioni Unite hanno dichiarato che l’offensiva contro tale area ha causato lo sfollamento di circa 700.000 civili dall’inizio del mese di dicembre 2019, tra cui 100.000 solo nei sette giorni precedenti. Inoltre, un portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, David Swanson, ha affermato che la situazione è sempre più tragica, soprattutto vicino al confine con la Turchia, dove oltre 400.000 persone sono state già costrette a lasciare le proprie case. Il 21 febbraio,  Guterres  è nuovamente intervenuto sulla questione, sottolineando la gravità di una possibile escalation: “Per quasi un anno abbiamo visto una serie di offensive di terra del governo siriano supportate da attacchi aerei russi. Questo mese ci sono stati ripetuti scontri mortali tra le forze del governo turco e siriano”. “Questo incubo umanitario di lunga sofferenza creato dall’uomo contro il popolo siriano deve cessare. Deve smettere ora”, ha riferito ai giornalisti a New York.

Sempre il 21 febbraio, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e la sua controparte russa hanno avuto una conversazione telefonica sugli ultimi sviluppi nella regione di Idlib. Erdogan ha comunicato a Vladimir Putin che il regime di Assad “deve essere frenato e la crisi umanitaria deve finire”. Il presidente di Ankara ha poi ribadito che la soluzione della crisi deve avvenire attraverso la “piena attuazione” dell’accordo di Sochi del 17 settembre del 2018,  con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”, un’area smilitarizzata volta a favorire il passaggio e l’accoglienza dei civili siriani. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere.  Il 21 febbraio, i presidenti di Mosca e Ankara hanno ribadito il loro impegno a rispettare gli accordi raggiunti in merito alla Siria e hanno concordato di intensificare le consultazioni bilaterali su Idlib, al fine di “ridurre le tensioni, garantire un cessate il fuoco e neutralizzare la minaccia terroristica”. Di conseguenza, i contatti tra rappresentanti militari turchi e russi “continueranno in modo intensivo”. Tuttavia, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa turca Anadolu, in una dichiarazione separata, il Cremlino ha affermato che Putin ha espresso serie preoccupazioni per “le attività aggressive dei gruppi estremisti” ad Idlib e ha anche sollecitato il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale della Siria.

Intanto, la situazione sul campo rimane estremamente difficile e tante sono le persone che hanno deciso di fuggire. Il numero di sfollati che da tutta la Siria si è concentrato nella città di Idlib e nelle aree limitrofe ha raggiunto quasi i 2 milioni. Molti altri siriani sono riusciti a scappare, invece, in Turchia, che ospita già oltre 3,6 milioni di rifugiati. Ankara teme che se Assad completasse la sua offensiva, molti altri residenti di Idlib finirebbero per scappare oltre il confine, verso il territorio turco, causando un’ondata di profughi impossibile da gestire per il governo di Erdogan. In tale contesto, almeno 2 soldati turchi sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti da nuovi attacchi aerei del governo siriano, effettuati il 20 febbraio, nella provincia Nord-occidentale di Idlib. Secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa della Turchia, le forze armate di Ankara hanno risposto al fuoco e hanno causato la morte di oltre 50 militari siriani. Il capo delle comunicazioni turco, Fahrettin Altun, ha confermato che i soldati sono stati uccisi da “un attacco effettuato dal regime siriano”. Altun ha poi ribadito che le forze armate turche si trovano ad Idlib per “stabilire la pace e gestire le operazioni di aiuto umanitario”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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