Iniziano le elezioni presidenziali in Togo

Pubblicato il 22 febbraio 2020 alle 12:44 in Africa Togo

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In Togo è iniziato il primo turno delle elezioni presidenziali, il 22 febbraio. L’attuale presidente, Faure Gnassingbe, è il favorito nonostante il dissenso popolare per l’aumento dei prezzi.  

I seggi elettorali dovrebbero chiudersi alle 16, ora locale, e i risultati provvisori sono previsti tra 6 giorni. Più di 3,6 milioni di persone si sono registrate per votare. Nonostante il Paese tenga elezioni ogni 5 anni, il dominio della famiglia Gnassingbe in Togo va avanti da oltre mezzo secolo. La maggior parte degli analisti politici si aspetta che l’attuale presidente vinca le elezioni, nonostante la popolazione abbia mostrato segni d’insofferenza rispetto alla dinastia al potere.

Il Togo conta circa 8 milioni di persone che sono sottoposte alla presidenza di Faure Gnassingbe e di suo padre Eyadema Gnassingbe, prima di lui. Quest’ultimo prese il potere con un colpo di Stato, nel 1967. La minaccia principale per il Paese africano rimane la povertà estremamente diffusa. Nonostante le scarse riforme per risolvere il problema, la famiglia è riuscita a rimanere al potere, anche a seguito di una serie di proteste anti-governative nel 2005 e nel 2017. In entrambe le occasioni, le piazze sono state represse, con numerosi feriti e morti. 

L’elezione del 2020 segue una riforma costituzionale che limita i presidenti a rimanere in carica per massimo due mandati quinquennali. La modifica, tuttavia, non è retroattiva. Questo significa che il presidente Gnassingbe potrebbe rimanere al potere per un altro decennio e la cosa non è stata accolta con particolare favore dall’opposizione. Anche sul piano economico, le elezioni arrivano in un momento di diffuso dissenso popolare a causa dell’aumento dei prezzi per le necessità di base. La popolazione, inoltre, lamenta un sistema sanitario debole e gli insegnanti minacciano continuamente lo sciopero. In questo contesto, la disoccupazione tra i giovani rimane in aumento.

Per contrastare il presidente in carica, i gruppi di opposizione hanno scelto di non sostenere un singolo candidato, nella speranza che nessuno raggiunga una maggioranza assoluta al primo turno e il voto vada ad un secondo turno. Tuttavia, Gnassingbe affronta 6 rivali di un’opposizione divisa e storicamente debole. Tra questi figura Jean-Pierre Fabre, ex giornalista e attivista per i diritti umani, che era arrivato secondo alle elezioni del 2010 e 2015. L’uomo sostiene di volere ripristinare la democrazia nel Paese e garantire maggiori servizi e tutele ai suoi cittadini. 

Il Togo è stato per anni sconvolto dalle violazioni dei diritti umani perpetrate dalle sue autorità. Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960, il Paese africano ha sempre faticato a costruire un’economia stabile. Inoltre, nel corso del tempo, il Togo è divenuto un territorio di transito per i trafficanti di avorio della regione. Infine, nonostante sia uno dei cinque principali produttori di fosfato al mondo, il Paese africano rimane dipendente in larga parte dagli aiuti stranieri.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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