Consiglio d’Europa chiede sospensione della collaborazione tra Italia e Guardia Costiera Libica

Pubblicato il 22 febbraio 2020 alle 7:22 in Italia Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Commissaria dei Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha chiesto all’Italia di sospendere la collaborazione con la Guardia Costiera Libica. È quanto si legge in una lettera inviata il 13 febbraio al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ma resa pubblica solo venerdì 21. “Chiediamo all’Italia di riconoscere fino in fondo l’attuale situazione in Libia e di definire il tempo che necessariamente occorrerà affinché eventuali cambiamenti, proposti con il nuovo accordo sull’immigrazione, abbiano un impatto”, recita parte del testo, riferendosi all’annuncio di revisione del Memorandum d’Intesa sottoscritto nel 2017 tra Roma e Tripoli. Con tale protocollo, in scadenza nel febbraio 2020, l’Italia si impegnava a finanziare le infrastrutture di accoglienza della Libia e a fornire sostegno alle autorità per il contrasto all’immigrazione irregolare. Già lo scorso 3 febbraio, però, all’indomani del rinnovo dell’accordo per ulteriori 3 anni, il ministro dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fathi Bashaga, si era recato a Roma per incontrare il suo omologo italiano, Luciana Lamorgese, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. In occasione del vertice, le delegazioni di entrambi i Paesi avevano esaminato nel dettaglio tutti i punti dell’intesa alla luce del contesto attuale, al fine di individuare eventuali modifiche, rinnovando in ogni caso l’intenzione di voler proseguire con tale collaborazione. Secondo Roma, la revisione dell’accordo introdurrà importanti modifiche volte a garantire maggiori tutele per i migranti.

Nel frattempo, mentre i dettagli del nuovo accordo sono ancora in fase di definizione, secondo la Commissaria dell’UE, è necessario sospendere tutte quelle attività di collaborazione con la Guardia Costiera Libica che implicano il ritorno nel Paese nordafricano delle persone intercettate in mare. La Mijatovic ha quindi sottolineato che, nell’ambito della procedura di rinnovo dell’accordo, “è necessario condurre un’approfondita analisi sui rischi di violazione dei diritti umani di migranti e richiedenti asilo che potrebbero derivare dalla collaborazione con le autorità libiche”.

In risposta alla lettera della Commissaria europea, il ministro Di Maio ha affermato che “l’Italia è pienamente consapevole che l’accordo del 2017 con la Libia può essere migliorato”.  Tuttavia, continua la nota, “la diminuzione delle morti nel Mediterraneo, passate da 2.853 nel 2017 a 743 nel 2019, indica che dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione, piuttosto che disimpegnarci da questo Paese”. In più, Di Maio assicura che sarà presto raggiunto un accordo emendato con migliori termini di cooperazione e che l’obiettivo primario della nuova intesa sarà quello di “garantire una migliore protezione dei migranti e richiedenti asilo in Libia e di rimpiazzare progressivamente l’attuale sistema di centri di detenzione con nuove formule che aderiscano ai principi dello stato di diritto, nel quadro del rispetto dei diritti umani”. 

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha riferito che 7.168 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare nelle prime 5 settimane del 2020, segnando un aumento del 3% rispetto ai 6.932 arrivi dello stesso periodo dell’anno passato. Quasi la metà di tutti gli sbarchi è avvenuta in Grecia, maggior Paese di destinazione nel 2019.

I decessi registrati sulle tre principali rotte del Mar Mediterraneo, fino al 2 febbraio, ammontano a 77. Circa 63 di questi sono avvenuti nelle acque al largo della Grecia e Turchia. Nel 2019, nello stesso periodo, erano morti in totale 216 migranti o rifugiati nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Solo due di quelle morti erano state registrate nel Mediterraneo orientale.

Nel primo mese del 2020, 175 persone hanno perso la vita durante le varie migrazioni avvenute nel mondo. La regione più mortale continua ad essere il bacino del Mar Mediterraneo, dove la maggior parte dei migranti è annegata al largo della Grecia. Si sa molto poco sulle identità di coloro che sono morti, ma i dati disponibili indicano che la maggioranza di loro proveniva da Siria, Afghanistan e Iraq.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.