Afghanistan: iniziano 7 giorni di riduzione delle violenze

Pubblicato il 22 febbraio 2020 alle 10:20 in Afghanistan Asia

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Un periodo di 7 giorni di “riduzione delle violenze” tra talebani, Stati Uniti e forze di sicurezza afghane è iniziato a mezzanotte del 22 febbraio. Se rispettata, la tregua porterà al ritiro delle truppe statunitensi dal Paese. 

L’accordo è stato raggiunto durante i negoziati tra i rappresentanti degli Stati Uniti e dei talebani in Qatar e, se mantenuto, potrebbe garantire la firma di una più ampia intesa che prevede il ritiro delle forze statunitensi dall’Afghanistan, dopo 19 anni di permanenza. In un discorso televisivo, il presidente afghano appena riconfermato, Ashraf Ghani, ha annunciato che, nonostante la riduzione delle violenze, l’esercito sarebbe rimasto “in attivo stato di difesa durante tutta la settimana”. 

In precedenza, Javid Faisal, portavoce del consigliere per la Sicurezza Nazionale afgana, Hamdullah Mohib, aveva affermato che le forze armate nazionali continueranno le normali operazioni militari contro altri gruppi armati, come l’ISIS, durante il periodo di tregua. “Il governo locale e gli ufficiali di sicurezza sono stati istruiti dal presidente stesso su come seguire i regolamenti concordati per il periodo di riduzione delle violenze”, aveva aggiunto il portavoce. Il 21 febbraio, il Segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha dichiarato che una volta conclusa con successo il periodo di tregua, gli Stati Uniti firmeranno un accordo di pace con i talebani, il 29 febbraio.

Il portavoce del gruppo di militanti islamisti afghani, Zabihullah Mujahid, da parte sua, ha confermato la dichiarazione di Pompeo e ha aggiunto che entrambe le parti inviteranno rappresentanti di alto livello a prendere parte alla “cerimonia della firma” dell’accordo di pace. A seguito della firma dell’intesa di pace con Washington, dovrebbero essere avviati i colloqui intra-afgani. “L’unico modo per raggiungere una pace sostenibile in Afghanistan è che gli afgani si uniscano e concordino la via da seguire”, ha dichiarato Pompeo. Secondo il segretario di Stato USA, i progressi compiuti a Doha forniscono speranza e rappresentano una vera opportunità per tutto il Paese. 

Uno dei round di negoziati più recenti tra Stati Uniti e talebani aveva avuto inizio il 7 dicembre 2019, nella capitale del Qatar, Doha. Il fine principale era negoziare il ritiro delle forze armate statunitensi, in cambio della fine degli assalti e di una serie di garanzie da parte dei militanti islamisti. Sebbene i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di notevoli progressi diplomatici, le violenze nel Paese continuavano, fino a causare la sospensione dei colloqui. Questa si è verificata, in particolare, l’11 dicembre 2019, a seguito di un attacco contro una struttura medica situata nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram, che ha causato la morte di 2 civili ed il ferimento di altri 73.

Inoltre, il 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato una nuova vittima delle forze speciali statunitensi. Successivamente, a partire dal 20 gennaio 2020, è stato intrapreso un ulteriore ciclo di colloqui tra un inviato statunitense e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno definito ulteriori richieste da parte di Washington, senza specificarne, però, la natura. Ad oggi, il gruppo militante islamista controlla circa il 40% dell’Afghanistan, secondo i funzionari della Difesa di Kabul. Nel gennaio 2020, l’Ispettore generale speciale statunitense per la ricostruzione dell’Afghanistan, ha riferito che negli ultimi tre mesi del 2019 si era registrato un numero record di attacchi armati da parte dei talebani e delle altre forze antigovernative.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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