UE include Panama nella lista nera dei paradisi fiscali

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 6:30 in America centrale e Caraibi Europa

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L’Unione Europea ha deciso di includere Panama nella lista nera dei paradisi fiscali considerando che il Paese non ha ancora aderito alle “riforme fiscali a cui si era impegnato” con i ventisette. Martedì 18 fennraio i ministri delle finanze dell’UE hanno ampliato la lista dei paesi le cui giurisdizioni sono considerate opache da otto a dodici includendo, oltre a Panama, le Isole Cayman, le Seychelles e Palau. L’elenco continua a includere i territori statunitensi di Samoa Americane, Guam e Isole Vergini Americane.

Panama era già nella lista nera al momento della sua creazione, nel 2017, ma gli allora 28 partner della UE avevano deciso di rimuoverlo a seguito degli impegni di trasparenza assunti dal governo panamense. Ora hanno deciso di reinserire il Paese centroamericano nella lista poiché “non soddisfa i criteri di trasparenza richiesti”.

Il governo di Panama ha presentato formale protesta contro la decisione della UE, che ha definito “ingiusta” poiché non considera “gli enormi sforzi” avviati dal paese negli ultimi due anni in materia di trasparenza fiscale e soprattutto perché non deriva da “analisi dirette” di tecnici dell’Unione nel Paese.

“Panama non è una destinazione mondiale per l’evasione fiscale, né è il registro preferito per le società offshore o extraterritoriali” – ha affermato Erika Mouynes, vice-ministro panamense per gli affari multilaterali e la cooperazione.Ha sostenuto che “da luglio 2019 ad oggi, nessuna valutazione tecnica dell’Unione Europea è stata effettuata a Panama, e queste nuove inclusioni sono dovute alla metodologia della UE che stabilisce che se un paese è incluso nell’elenco dell’OCSE e nel GAFI, deve essere automaticamente incluso nell’UE in un effetto domino”. La UE non ha modificato i suoi criteri per determinare quali paesi siano paradisi fiscali, ma ha rivalutato la loro conformità e, sebbene la situazione a Panama non sia cambiata al riguardo, il fatto che l’OCSE abbia incluso il Paese centroamericano nel suo elenco implica che la UE deve integrarlo nel proprio.

L’elaborazione dell’elenco “si basa su un processo esaustivo di valutazione, monitoraggio e dialogo con circa settanta paesi e territori” – ha dichiarato Zdravko Marić, vicepresidente e ministro delle finanze della Croazia, membro del Consiglio europeo. 

L’elenco è stato creato nel dicembre 2017 e si basa su un processo continuo nell’elaborazione di criteri in conformità con le normative fiscali internazionali, secondo la dichiarazione dell’UE.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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