Siria: l’UE invita alla tregua, ma gli scontri continuano

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 14:12 in Medio Oriente Siria

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I Paesi membri dell’Unione Europea hanno rilasciato una dichiarazione congiunta con cui invitano le parti coinvolte nel conflitto siriano a porre fine alle offensive nel governatorato Nord-occidentale di Idlib. Nel frattempo, la regione continua ad assistere a scontri e a una maggiore presenza turca.

Il comunicato è giunto a seguito di un vertice tenutosi a Bruxelles il 20 febbraio. Secondo quanto riferito dai 27 leader dell’Unione Europea, l’offensiva militare lanciata dal regime siriano e dai suoi alleati nel governatorato di Idlib è inaccettabile e ha causato immense sofferenze umane. Per tale motivo, questa deve essere frenata e tutti gli attori coinvolti devono porre fine alle proprie aggressioni nella regione e nel Paese. Oltre alla fine dei combattimenti, l’Unione Europea ha altresì esorato i partecipanti alle tensioni siriane a favorire l’invio di aiuti umanitari, senza porre ostacoli, affinché possano raggiungere l’intera popolazione. Allo stesso tempo, da parte europea è stato richiesto un cessate il fuoco permanente e garanzie volte a salvaguardare la vita dei civili. Infine, i leader europei hanno esortato la Corte penale internazionale a volgere lo sguardo verso la Siria e a portare davanti alla giustizia tutti coloro che violano il Diritto umanitario internazionale e i diritti umani.

Nella medesima occasione, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha espresso una dura condanna contro gli episodi di violenza che caratterizzano tuttora il governatorato di Idlib, affermando che la regione sta assistendo ad una delle “peggiori tragedie umane”. Prima di partecipare al vertice, Macron ha affermato che non è possibile incontrarsi ignorando quanto accade a poche migliaia di chilometri di distanza. Il presidente francese ha poi condannato gli attacchi ad opera delle forze del regime contro la popolazione civile, affermando come, oltre ai terroristi e ai membri dello Stato Islamico, bisogni altresì ricordare che vi sono civili, operatori umanitari e centri medici da preservare. Infine, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è stato invitato ad agire, assumendosi la propria responsabilità, in quanto non è possibile giustificare il mancato rispetto del Diritto internazionale umanitario a danno della popolazione civile.

Parallelamente, il 21 febbraio, il quotidiano arabo al-Araby al Jadeed ha riferito che, sin dal mattino, le forze del regime ed i gruppi ribelli si sono attaccati reciprocamente con bombardamenti aerei, presso i fronti situati nella periferia meridionale di Idlib. Allo stesso tempo, anche le forze turche e quelle ad esse alleate hanno condotto attacchi missilistici contro al-Nayrab, Dadikh e Afis, sempre nel governatorato Nord-occidentale. È dalla sera del 20 febbraio che le forze turche hanno rafforzato la propria presenza nell’ovest di al-Nayrab, dove i ribelli sono stati costretti a indietreggiare a seguito di violente battaglie.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime. Tra gli ultimi progressi, le forze di Assad hanno dichiarato, il 16 febbraio, di aver preso il controllo della periferia di Aleppo, registrando, in tal modo, un importante risultato.

Il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha confermato che la Turchia non vuole scontrarsi con l’esercito russo a Idlib, ma le proprie postazioni militari e di monitoraggio rimarranno nella regione. Allo stesso tempo, Ankara ha più volte invitato il regime di Assad a rispettare il cessate il fuoco e ha fatto appello alla controparte russa, affinché esorti il proprio alleato a rispettare gli accordi presi precedentemente, tra cui quello di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di de-escalation. Per quanto riguarda la data del ritiro dell’esercito turco da Idlib, Akar ha indicato che ciò avverrà dopo l’organizzazione di elezioni democratiche, in cui parteciperanno tutte le componenti siriane e che porteranno alla formazione di un governo legittimo.

Il 10 febbraio, le Nazioni Unite hanno dichiarato che l’offensiva di Mosca e del regime nel Nord Ovest della Siria ha causato lo sfollamento di circa 700.000 civili dall’inizio del mese di dicembre 2019, tra cui 100.000 solo nei sette giorni precedenti. Inoltre, un portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, David Swanson, ha affermato che la situazione è sempre più tragica, soprattutto vicino al confine con la Turchia, dove oltre 400.000 persone sono state già costrette a sfollare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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