Riad accoglie Pompeo: un partenariato strategico

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 12:35 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, è in Arabia Saudita per una visita ufficiale. Nell’incontro del 20 febbraio con il sovrano saudita, il re Salman bin Abdulaziz, i due hanno parlato della “partnership strategica” tra Washington e Riad.

La visita di Pompeo, della durata di tre giorni, ha avuto inizio il 19 febbraio. L’obiettivo è prendere in esame questioni relative alla sicurezza regionale e alla minaccia iraniana, oltre al tema della tutela dei diritti umani nel Regno. Secondo quanto riferito il 21 febbraio, il segretario di Stato di Washington ed i propri interlocutori, tra cui altresì la principessa saudita Reema bint Bandar Al Sa’ud, hanno parlato delle relazioni speciali che legano l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, in una cornice più ampia che li vede coinvolti in eventi a livello globale. L’asse Washington-Riad interessa diversi ambiti e, alla luce di ciò, è stato messo in evidenza l’impegno di entrambe le parti per preservarlo e svilupparlo ulteriormente. Non da ultimo, si è parlato degli sforzi profusi e da profondere per far fronte alle dinamiche e agli eventi del panorama internazionale.

Da un lato, Pompeo ha affermato che la presenza di forze statunitensi in Arabia Saudita, situate, nello specifico, nella base del principe Sultan bin Abdulaziz è la prova dell’impegno di Washington nella politica di massima pressione esercitata contro Teheran, sia a livello economico sia diplomatico. Inoltre, è stato specificato che l’obiettivo delle truppe di Washington è preservare la pace e la stabilità nella regione e, a tal proposito, i partner come l’Arabia Saudita lavorano a fianco degli Stati Uniti per risolvere le problematiche regionali, tra cui la minaccia iraniana.

Dall’altro lato, l’ambasciatore statunitense a Riad, il generale John Abizaid, ha affermato di aver trascorso molto tempo in Arabia Saudita e di aver notato un notevole cambiamento positivo nella società saudita, che va ben oltre le riforme e i diritti concessi negli ultimi anni, soprattutto per le donne. Allo stesso tempo, è stato sottolineato che la collaborazione militare ed economica tra Riad e Washington è forte ed è fondamentale per perseguire la strada della pace e della stabilità nella regione mediorientale.

Il sovrano, oltre alle relazioni con gli Stati Uniti, ha messo in evidenza il ruolo svolto dal King Abdullah bin Abdulaziz International Centre for Interreligious and Intercultural Dialogue, un’organizzazione intergovernativa che promuove il dialogo interreligioso, con il fine ultimo di prevenire e risolvere i conflitti. A tal proposito, il sovrano ha sottolineato l’importanza del centro nel promuovere i principi di dialogo e coesistenza tra membri di culture e religioni diverse, oltre ai valori di moderazione e tolleranza, con l’obiettivo di contrastare tutte le forme di estremismo e terrorismo.

Nel quadro delle relazioni tra Stati Uniti ed Arabia Saudita, l’11 ottobre, da Washington è giunta la notizia del dispiegamento di 2.800 soldati aggiuntivi nel Regno, oltre all’invio di due squadroni di jet da combattimento, un’ala di spedizione aerea, due batterie di missili Patriot e un sistema di difesa missilistica THAAD. Come evidenziato dal Segretario alla Difesa statunitense, Mark Esper, le truppe USA in Arabia Saudita, all’11 ottobre, sarebbero giunte a 3.000 membri.  

Tale operazione è giunta dopo che, il 14 settembre scorso, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. A tal proposito, l’Iran è ritenuto il responsabile di tale accaduto, sia dagli Stati Uniti sia da altri Paesi, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, in quanto non vi sarebbero “altre spiegazioni”.

La visita di Pompeo di febbraio 2020 giunge, poi, in un clima particolarmente teso per quanto riguarda le relazioni tra Washington e Teheran, acuitesi ulteriormente con l’uccisione del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, il 3 gennaio scorso, a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. A tal proposito, anche il 12 febbraio scorso, Pompeo aveva dichiarato che l’Arabia Saudita rappresenta un partner fondamentale per Washington per far fronte al “comportamento destabilizzante” dell’Iran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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