Primo ministro irlandese rassegna le dimissioni

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 12:33 in Europa Irlanda

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Il primo ministro irlandese, Leo Varadkar, si è dimesso il 20 febbraio, mentre i 3 principali partiti del Paese si confrontano per la formazione di un governo, a seguito delle elezioni parlamentari dell’8 febbraio. 

Varadkar, il primo leader apertamente gay dell’Irlanda, ha rassegnato le dimissioni da “taoiseach”, o primo ministro, al presidente dell’Irlanda, Michael Higgins, a seguito della prima seduta della Camera Bassa del parlamento irlandese. “In conformità con la Costituzione, il taoiseach e il governo continueranno a svolgere le loro funzioni fino a quando non saranno nominati i successori”, si legge in una dichiarazione del governo. Tuttavia, ottenere una maggioranza per formare un nuovo esecutivo non sembra semplice. I deputati della Camera, formata in totale da 160 seggi, hanno scelto i propri candidati per guidare il nuovo governo, ma nessuno ha raggiunto la maggioranza necessaria di 80 preferenze e la seduta è stata aggiornata. La votazione verrà ripetuta il 5 marzo. Tuttavia, la leader di Sinn Fein, Mary Lou McDonald, ha ricevuto il maggior numero di voti, totalizzandone 45. Una vittoria simbolica che riflette la crescita del partito nazionalista dentro il Parlamento irlandese. Il partito controlla 37 seggi a seguito delle elezioni dell’8 febbraio, rompendo lo storico bipartitismo irlandese di Fine Gael e Fianna Fail. In particolare, Fine Gael, di cui Varadkar era rappresentante, controlla meno seggi di Sinn Fein in Parlamento, soli 35. 

La leader della Sinn Fein sta tentando di unire i partiti più piccoli di sinistra per formare un governo, con l’appoggio di alcuni deputati indipendenti. Tale soluzione sarebbe tecnicamente possibile, ma rimane estremamente difficile da portare a termine. In tale contesto, il Fine Gael e Fianna Fail hanno mostrato scetticismo rispetto al tentativo di Sinn Fein. Tuttavia, le due principali forze politiche hanno preso di buon grado tale decisione, poichè gli consente di prendere tempo mentre cercano una soluzione alternativa, consultando i propri rappresentanti. “Mary Lou McDonald è la leader del partito che ha ottenuto il maggior numero di voti alle elezioni e ora dovrebbe provare a fare quello che ha promesso”, aveva dichiarato il ministro della Salute uscente di Fine Gael, Simon Harris, l’11 febbraio. “Ha fatto molte promesse, ha preso molti impegni, adesso lasciamola andare e vediamo se riesce a formare un governo. Se non ci riesce, penso che ci sia un obbligo per la politica irlandese, che comunque hanno totalizzato numerosi consensi”, aveva aggiunto. Fine Gael ha escluso la possibilità di formare un governo con Sinn Fein, sottolineando le enormi differenze politiche e il fatto che il partito nazionalista sia l’ex ala politica dell’esercito repubblicano irlandese (IRA). Tuttavia, il ministro uscente aveva affermato che l’offerta pre-elettorale di un tentativo di formare un ampia coalizione di governo con Fianna Fail rimaneva valida.

Uno degli obiettivi principali di Sinn Fein è quello di riportare l’Irlanda del Nord, che fa parte della Gran Bretagna, in Irlanda. Il partito ha posto tale tema al centro della sua agenda politica. La condizione per formare una coalizione con le altre forze politiche è quella che gli alleati siano d’accordo sulla organizzazione di un referendum per l’unità dell’Irlanda, entro 5 anni. La proposta di un simile referendum si inserisce in un contesto particolarmente delicato di rapporti tra Irlanda, Irlanda del Nord e Gran Bretagna, in un periodo caratterizzato da grandi cambiamenti, come l’uscita di Londra dall’Unione Europea. Quando si fa riferimento all’Irish Republican Army (IRA), a volte indicato come “Vecchia IRA”, s’intende l’organizzazione militare nata nel 1919 e che il Parlamento irlandese riconobbe come esercito della Repubblica Irlandese, durante la Rivolta di Pasqua del 1916. Sinn Féin comincia la sua attività politica, occupandosi di propaganda indipendentista, proprio in questo periodo. Anche se non ufficialmente, nel 1916 partecipa all’insurrezione di Pasqua sposando la causa repubblicana. Nello stesso periodo, l‘IRA combatté nella Guerra d’indipendenza contro la Gran Bretagna, in qualità di forza armata ufficiale. L’Esercito Repubblicano finì per dividersi a seguito della firma del Trattato anglo-irlandese del 1921, che istituì lo Stato libero d’Irlanda, ma con importanti limitazioni territoriali e di sovranità. I membri dell’IRA che approvarono tale intesa formarono il nucleo dell’esercito nazionale, fondato nel 1922 dal leader Michael Collins. La parte dell’IRA contraria al patto con Londra continuò ad esistere in funzione anti-britannica. 

Numerose organizzazioni politiche e para-militari nazionaliste in Irlanda e Irlanda del Nord hanno ripreso il proprio nome dall’Irish Repubblican Army. Questo, in particolare, durante i cosiddetti “Troubles”, l’insieme di violenze, attentati e divisioni che, dalla fine degli anni ’60 alla fine degli anni ’90, hanno causato la morte di 3.600 persone, tra cui quasi 2000 civili, in Irlanda del Nord. Le tensioni erano nate dai crescenti attriti tra la comunità protestante, maggioritaria, e quella cattolica. Le due parti erano sostenute da formazioni paramilitari: l’IRA, per i repubblicani indipendentisti cattolici e l’Ulster Defence Association, per gli unionisti protestanti. L’Accordo del Venerdì Santo o Belfast Agreement, del 1998, rappresenta uno dei più importanti sviluppi del processo di pace dell’Irlanda del Nord e ha messo fine al periodo di violenze dei Troubles, sebbene alcune formazioni paramilitari siano rimaste attive, seppure in clandestinità. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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