Libia e Iran: gli aggiornamenti di Di Maio al Senato

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 16:20 in Italia Libia

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Il ministro degli Affari Esteri dell’Italia, Luigi Di Maio, ha risposto alle interrogazioni parlamentari dei senatori italiani, focalizzandosi sul dossier libico e sui rapporti con l’Iran.

Il question time era stato annunciato, giovedì 20 febbraio, dal Ministero degli Esteri di Roma, il quale aveva altresì dettagliato che, in materia di Libia, Di Maio avrebbe in primo luogo chiarito gli aspetti riguardanti la missione aeronavale dell’Unione Europea in Libia per il monitoraggio dell’embargo dell’ONU sulle armi.

L’invio di tale missione era stato approvato, all’unanimità, lo scorso 17 febbraio, in occasione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE, il quale aveva deciso la sostituzione dell’Operazione Sophia, mirata a contrastare il traffico di migranti, con una nuova missione tesa al monitoraggio dell’embargo sulle armi. A differenza della missione precedente, la quale riguardava la totalità delle coste libiche, la nuova riguarderà solo le acque ad Est della Libia, principale punto di arrivo dei carichi di armamenti. L’attività delle navi nelle acque ad Est della Libia, in particolare, secondo le dichiarazioni di Di Maio, preverrà anche la trasformazione della Missione UE in un richiamo per i migranti. In ogni caso, aveva specificato il ministro, è stata prevista l’interruzione delle attività navali nel caso in cui questo accada.

A tale riguardo, nel corso del question time al Senato, Di Maio ha ribadito come la decisione di sostituire l’Operazione Sophia sia dipesa dall’unanime consenso in UE sull’inadeguatezza di tale operazione a bloccare l’ingresso delle armi in Libia. Per agire con efficacia nel contrasto al fenomeno migratorio o terroristico, ha spiegato Di Maio, occorre in primo luogo giungere ad un cessate il fuoco permanente. Tuttavia, per la sua attuazione, ha sottolineato il ministro italiano, è in primo luogo necessario che si implementi a pieno l’embargo sulle armi deciso dalle Nazioni Unite. È per rispondere a tale obiettivo, dunque, che l’UE ha deciso di creare una nuova missione con un mandato esclusivo sul monitoraggio, sia via aerea sia via mare, dell’embargo.

In aggiunta, ha rivelato Di Maio, con la nuova missione si continuerà l’azione di formazione in materia di gestione delle rotte dei migranti nei confronti della guardia costiera libica, contrastando, seppur in modo secondario, il fenomeno degli scafisti e del crimine organizzato.

L’area esatta dell’operazione, secondo quanto rivelato dal ministro italiano, deve ancora essere decisa, ma per il momento i Paesi dell’UE hanno concordato sulla dotazione aerea, ovvero sette aerei satellitari e marittimi.

Anche il comando della missione deve ancora essere deciso, ma Di Maio ha rivelato che nel frattempo l’Italia sta seguendo la fase istruttoria, ospitando sia il quartier generale, sia il comando, nel riconoscimento del ruolo svolto da Roma nell’ex Operazione Sophia.

Nel corso della sua interrogazione parlamentare, Di Maio ha altresì ribadito che per l’Italia l’unica strada percorribile per la pacificazione della Libia è quella diplomatica. Per tale ragione, ha spiegato il ministro, Roma persegue un’azione diplomatica intensa e decisa, come dimostrato con i recenti viaggi di Di Maio in Libia, quando ha incontrato sia Haftar sia al-Serraj.

Per quanto riguarda l’Iran, invece, il ministro di Roma ha ribadito che le linee motrici seguite dall’Italia sono tre. La prima è la continuazione del processo di non proliferazione del nucleare. La seconda è l’abbandono di azioni provocatorie in grado di favorire l’escalation della tensione. La terza è la salvaguardia e il mantenimento dei rapporti bilaterali tra Italia e Iran, così da poter tenere ingaggiato il Paese mediorientale e favorire un dialogo tra le parti coinvolte nel clima di tensione.

Già in occasione dell’informativa presso il Senato del 15 gennaio, Di Maio aveva annunciato l’intenzione dell’Italia di intensificare i contatti bilaterali con i vertici iraniani, dapprima a livello settoriale, quindi tecnico, e poi a livello più ampio, dunque politico. In tal senso, il ministro degli Esteri aveva annunciato la necessità di ricostruire l’agenda bilaterale che l’Italia ha con l’Iran.

In linea con ciò, lo scorso 18 febbraio, l’ambasciatore italiano in Iran, Giuseppe Perrone, aveva incontrato il ministro di Teheran per le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, Azari Jahromi, con il quale aveva discusso dell’incremento della cooperazione bilaterale tra Italia e Iran in materia di intelligenza artificiale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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