L’Arabia Saudita intercetta missili yemeniti

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 10:15 in Arabia Saudita Yemen

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L’Arabia Saudita ha reso noto, nella mattina del 21 febbraio, di aver intercettato e distrutto missili balistici provenienti dalla capitale yemenita Sana’a.

Riad è a capo di una coalizione impegnata nel conflitto yemenita a fianco del governo legittimo e contro i ribelli sciiti Houthi. Secondo quanto affermato dal portavoce ufficiale della coalizione, Turki al-Maliki, i missili del 21 febbraio sono stati lanciati proprio dalle milizie Houthi ed erano diretti contro soggetti ed oggetti civili sauditi. Dal canto loro, i ribelli sciiti non hanno rivendicato, sino ad ora, l’attacco.

Per al-Maliki, i missili, intercettati alle 00.30 del 21 febbraio, sono stati lanciati in modo sistematico e volontario contro le città saudite, violando, in tal modo, il Diritto umanitario internazionale. È stato poi specificato che la capitale yemenita Sana’a è divenuta una delle postazioni Houthi in Yemen, nonché uno dei centri principali da cui vengono lanciati missili contro il Regno saudita. Pertanto, dal canto suo, la coalizione si è detta impegnata a rispettare ed applicare misure rigorose volte a contrastare tale tipo di azioni, adempiendo, al contempo, alle leggi del Diritto umanitario internazionale. Il fine, ha specificato il portavoce, è proteggere i cittadini dei Paesi membri della coalizione e gli espatriati da tali attacchi “brutali”, condotti per mezzo di missili balistici, droni, e imbarcazioni esplosive telecomandate.

Anche il ministro delle Informazioni yemenita, Muammar al-Iryani, il 21 febbraio, ha condannato gli Houthi per aver lanciato missili contro i territori sauditi. Per il ministro, ciò dimostra, ancora una volta, come l’Iran continui a sostenere i ribelli sciiti fornendo loro armi. L’attacco, è stato specificato, era diretto contro città che ospitano cittadini di diverse nazionalità, tra cui due milioni di espatriati yemeniti, e, pertanto, rappresenta una chiara violazione del Diritto internazionale umanitario. Non da ultimo, per al-Iryani, l’episodio è da inserirsi in un quadro più ampio, in cui gli Houthi starebbero partecipando a quell’escalation di tensioni ed eventi che ha fatto seguito all’uccisione del comandante della Quds Force, Qassem Soleimani, a causa di un raid ordinato dagli Stati Uniti, il 3 gennaio scorso. Gli Houthi, a detta del ministro yemenita, sono, quindi, divenuti uno strumento nelle mani di Teheran, la quale li usa per attuare i propri piani che minano la sicurezza e la pace a livello sia regionale sia internazionale.

Nel frattempo, lo Yemen continua ad essere testimone di un perdurante conflitto. Il 18 febbraio, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha affermato che, nelle ultime settimane, le ostilità hanno assistito ad un’escalation su diversi fronti, precedentemente caratterizzati da una calma apparente, mentre aumenta giorno dopo giorno il bilancio delle vittime civili, tra cui anche donne e bambini e, a detta dell’inviato, le ostilità rischiano di aumentare di fronte alle continue interruzioni del percorso politico. In particolare, sin da metà gennaio 2020, i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a stanno assistendo ad una escalation di violenza che ha causato lo sfollamento di più di 35mila persone, mentre sono circa 160 i civili yemeniti morti e feriti nello scorso mese nell’intero Paese.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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