La Turchia installa gli S-400, ma non esclude l’acquisto dei Patriot

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 13:35 in Turchia USA e Canada

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Il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha dichiarato che la Turchia sta installando i sistemi missilistici S-400 russi. Tuttavia, Ankara ha ancora bisogno di sistemi di difesa aerea e non esclude di comprarli dagli Stati Uniti. 

“Abbiamo ricevuto gli S-400, li abbiamo portati in Turchia e il processo di installazione è in corso. Le nostre operazioni continueranno come previsto. L’installazione sarà completata in primavera”, ha affermato Akar in un’intervista, resa pubblica il 20 febbraio. La Turchia ha ricevuto la sua prima spedizione di S-400 a luglio, spingendo Washington a eliminare Ankara dal programma di addestramento per i jet caccia F-35 e a fermare il suo ordine di 100 dei aeromobili militari di nuova generazione. “Non dovremmo prendere precauzioni quando esiste una minaccia costante per il nostro Paese? La Turchia è un paese sovrano e indipendente, e tutti devono considerarlo in questo modo”, ha aggiunto Akar, per commentare le critiche riguardo all’acquisto di attrezzature belliche russe.

In questo contesto di tensione, gli USA hanno chiesto più volte alla Turchia di annullare l’acquisto del sistema missilistico S-400 russo e di comprare, invece, il Patriot, di produzione statunitense. L’utilizzo di tecnologia bellica russa, secondo Washington, rischia di fornire informazioni vitali a Mosca sul funzionamento degli aerei caccia della NATO. “Se all’inizio ci fossero stati sviluppi positivi e approcci costruttivi nei colloqui, ovviamente avremmo comprato i Patriots”, ha dichiarato Akar. “Ma abbiamo ancora bisogno di ulteriori sistemi di difesa aerea, i nostri negoziati continuano”, ha poi aggiunto il ministro della Difesa turco. 

Infine, in occasione di questa intervista, il rappresentante del governo turco ha anche suggerito che gli Stati Uniti potrebbero sostenere militarmente la Turchia  in Siria, dove le forze armate di Ankara stanno cercando di contenere l’avanzata del presidente siriano, Bashar Al-Assad, nell’ultima provincia ribelle di Idlib. Il ministro turco ha affermato che la Casa Bianca potrebbe decidere di schierare le proprie batterie Patriot al confine tra Turchia e Siria. La regione siriana di Idlib è situata proprio lungo questo confine e qui le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”, un’area smilitarizzata volta a favorire il passaggio e l’accoglienza dei civili siriani. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere.

Il numero di sfollati che da tutta la Siria si è concentrato nella città di Idlib e nelle aree limitrofe ha raggiunto quasi i 2 milioni. Molti altri siriani sono scappati, invece, in Turchia, che ospita già oltre 3,6 milioni di rifugiati. Ankara teme che se Assad completasse la sua offensiva, molti altri residenti di Idlib finirebbero per scappare oltre il confine, verso il territorio turco, causando un’ondata di profughi impossibile da gestire per il governo di Erdogan. In tale contesto, almeno 2 soldati turchi sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti da nuovi attacchi aerei del governo siriano, effettuati il 20 febbraio, nella provincia Nord-occidentale di Idlib. Secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa della Turchia, le forze armate di Ankara hanno risposto al fuoco e hanno causato la morte di oltre 50 militari siriani. Il capo delle comunicazioni turco, Fahrettin Altun, ha confermato che i soldati sono stati uccisi da “un attacco effettuato dal regime siriano”. Altun ha poi ribadito che le forze armate turche si trovano ad Idlib per “stabilire la pace e gestire le operazioni di aiuto umanitario”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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