Intelligence USA: la Russia vuole la rielezione di Trump

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 19:00 in Russia USA e Canada

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I funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti hanno avvertito i membri del Congresso che la Russia stava cercando di interferire nella campagna elettorale del 2020 a favore dell’attuale presidente, Donald Trump, in un briefing che ha portato alla brusca rimozione del direttore ad interim dell’intelligence nazionale. 

Secondo quanto ha riferito il New York Times, il 20 febbraio, quando Trump è venuto a conoscenza del briefing ha subito voluto incontrare Joseph Maguire, ex capo ad interim dell’intelligence, per comunicargli che divulgare tali informazioni rappresentava un comportamento sleale. Fino ad allora, Maguire era stato un candidato di spicco a diventare direttore permanente dell’agenzia. A seguito di tali eventi, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato, invece, la nomina di un suo fedelissimo, l’ambasciatore americano in Germania, Richard Grenell. Tale decisione non richiede la convalida da parte del Senato. 

“Quindi la nomina di Grenell è esattamente quello che sembra: un tentativo di politicizzare l’intelligence e nascondere le informazioni al Congresso in un anno elettorale in cui la Russia sta di nuovo aiutando Trump”, ha dichiarato Matthew Miller, ex portavoce del Dipartimento di Giustizia, in un tweet. Secondo il resoconto del New York Times, il briefing rimane controverso e gli alleati di Trump nel Comitato per l’intelligence hanno contestato le conclusioni, sostenendo che l’amministrazione aveva imposto una linea dura con la Russia. Grenell servirà come capo dell’intelligence solo fino all’11 marzo, a meno che il presidente non lo nomini formalmente un candidato per il posizione permanente. Tuttavia, tale decisione deve essere confermata dal Senato e tale procedimento può garantire che Grenell rimanga in carica per alcuni mesi, in attesa della decisione dei senatori. A tale proposito, l’ex ambasciatore ha scritto su Twitter: “il presidente annuncerà presto il candidato (non io)”.

Richard Grenell è stato ambasciatore degli Stati Uniti in Germania a partire da maggio 2018. Trump lo aveva poi nominato Inviato speciale della Casa Bianca per negoziare tra Kosovo e Serbia. Nel corso della sua carriera, l’inviato presidenziale era stato anche ambasciatore per gli USA presso le Nazioni Unite, durante la presidenza di George W. Bush, oltre che uno dei primi sostenitori della campagna elettorale di Trump nel 2016.  Si tratta, inoltre, del primo membro apertamente gay del gabinetto dell’attuale presidente. Nonostante la lunga carriera diplomatica, la nomina di Grenell ha suscitato numerose critiche.

Susan Hennessey, ricercatrice in Sicurezza Nazionale degli Studi di Governance presso la Brookings Institution, ha scritto su Twitter: “Non solo si tratta di una sfacciata politicizzazione dell’intelligence, ma anche con qualcuno che è assolutamente incompetente per un importante ruolo nel settore della sicurezza”. Il suo rapporto personale con Trump appare come la motivazione principale della nomina, secondo i più critici, anche dato il supporto di Grenell a Trump durante il processo per l’impeachment. Samantha Powers, ambasciatrice presso le Nazioni Unite sotto la presidenza di Barack Obama, ha scritto che la nomina di qualcuno così apertamente politico a capo dell’intelligence è “una parodia”. Infine, il senatore democratico, Mark Warner, ha dichiarato che “il Presidente ha selezionato un individuo senza alcuna esperienza nell’intelligence per essere a capo di tale settore”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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