Erdogan ammette la presenza di combattenti siriani in Libia

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 19:20 in Libia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ammesso, il 21 febbraio, che un gruppo di combattenti siriani filo-turchi sono stati inviati in Libia insieme alle truppe di Ankara. 

“La Turchia è lì con una forza di addestramento. Ci sono anche combattenti dell’esercito nazionale siriano”, ha dichiarato Erdogan ai giornalisti a Istanbul, riferendosi ad un gruppo di ribelli che combattono per rovesciare il governo di Bashar al-Assad. Lo stesso giorno, il generale di Tobruk, Khalifa Haftar ha affermato che accetterà un cessate il fuoco permanente se i “mercenari” siriani lasceranno la Libia e se la Turchia porrà fine al suo sostegno al governo di Tripoli. “Un cessate il fuoco deve essere il risultato del soddisfacimento di una serie di condizioni”, ha dichiarato Haftar. “Il ritiro dei mercenari siriani e turchi, la fine delle forniture di armi turche a Tripoli e l’eliminazione dei gruppi terroristici”, ha aggiunto il generale. Tuttavia, l’uomo forte del governo di Tobruk ha anche avvertito che non esiterà a usare la forza se le sue condizioni non saranno soddisfatte.

Si tratta della prima ammissione pubblica da parte di Erdogan dell’invio di combattenti siriani in Libia e tale rivelazione arriva a seguito di un incontro a porte chiuse con Fayez al-Sarraj, il premier del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli ad Istanbul, avvenuto il 20 febbraio. Il presidente turco aveva annunciato che avrebbe supportato militarmente le operazioni del governo di Tripoli, contro l’esercito del generale Haftar, a seguito di un vertice a sorpresa tra Turchia e Tunisia, tenutosi il 25 dicembre 2019. Tale decisione arrivava dopo che il 27 novembre dello stesso anno, il capo di Stato turco aveva firmato con il GNA alcuni memorandum d’intesa per intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza, oltre che nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Alla luce di ciò, il governo di Tripoli ha inviato una richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” alla Turchia il 26 dicembre, a cui ha fatto seguito la risposta del Parlamento turco, del 2 gennaio, il quale ha approvato un decreto con cui Erdogan sarebbe stato autorizzato ad inviare truppe in Libia. Da allora, aiuti militari, rinforzi e consiglieri turchi si sono diretti a Tripoli, rafforzando la posizione dello GNA rispetto ad Haftar, ma con la conseguenza di destabilizzare un equilibrio libico già precario. 

La situazione in Libia è progressivamente peggiorata a seguito di una serie di vicende militari e politiche che si sono susseguite a partire dal 15 febbraio 2011, giorno dell’inizio della rivoluzione contro il dittatore Muammar Gheddafi, al potere dal 1969. Dopo un mese di rivolte e azioni di repressione violenta da parte dell’esecutivo, il 19 marzo del 2011, fu lanciato un intervento militare internazionale in Libia ad opera d’alcuni Paesi aderenti all’Organizzazione delle Nazioni Unite, autorizzati dalla risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Tale operazione portò alla caduta del regime di Gheddafi, ma segnò anche l’inizio di un periodo di forte instabilità e lotte di potere interne in Libia. A 9 anni dall’inizio della guerra civile, il Paese Nord africano vive ancora in un clima di violenza e incertezza.

Al momento, esistono due principali schieramenti in Libia. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, che è riconosciuto dall’ONU. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, il cui Esercito di Liberazione Nazionale (LNA) è guidato dal generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk ha ricevuto il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania, Russia e Francia. Tra questi Paesi, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Invece, tutta l’Unione Europea riconosce la legittimità del governo di Tripoli, ma questo è sostenuto, in particolare, da Italia, Qatar e Turchia. Infine, gli Stati Uniti hanno un buon rapporto con il generale di Tobruk, ma dichiarano di supportare una soluzione politica al conflitto e di riconoscere il governo di Tripoli. Da parte sua, Haftar, che controlla buona parte del Paese, continua a ricercare una vittoria militare in Libia. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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