Bolivia: Morales escluso dalle elezioni

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 10:46 in America Latina Bolivia

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Il Tribunale elettorale supremo (TSE) della Bolivia ha deciso di non autorizzare la candidatura di Evo Morales al Senato alle elezioni che si terranno il 3 maggio prossimo. L’argomento su cui si basa la decisione dell’organismo, totalmente rinnovato dopo le frodi e i brogli elettorali dello scorso ottobre, è che l’ex presidente non soddisfa il requisito di avere una “residenza permanente” a Cochabamba, la regione della Bolivia che intendeva rappresentare. Morales è in esilio in Argentina, mentre in territorio boliviano è oggetto di indagine e imputato in molteplici processi con varie accuse. Il partito dell’ex presidente, il Movimento al socialismo (MAS), aveva anticipato che i giudici elettorali avrebbero disabilitato il loro leader e aveva anche annunciato che avrebbe fatto appello a questa sentenza dinanzi ai tribunali internazionali.

L’autorità elettorale boliviana, tuttavia, consentirà a Luis Arce, il candidato del MAS, di aspirare alla presidenza. Secondo Salvador Romero, presidente del Tribunale elettorale, Arce, ex ministro dell’Economia “soddisfa tutti i requisiti” per l’esecuzione. Il TSE ha comunicato la sua decisione giovedì 20 novembre, giorno in cui viene celebrato il Carnevale, una festa molto importante in Bolivia, per evitare scontri tra gli esponenti dei diversi partiti. Se da un lato il MAS annunciava che si dichiarava “in emergenza” anticipando che la risoluzione sarebbe stata negativa, dall’altro il Comitato Civico Pro Santa Cruz aveva minacciato di dichiarare uno sciopero indefinito, se i giudici elettorali avessero permesso a Morales di essere candidato.

La paura dei partiti avversari del MAS si deve alla forza mostrata da questo partito nei sondaggi pre-elettorali, secondo i quali il partito di sinistra potrebbe ottenere la maggioranza al Senato e quindi presiedere la Camera alta. La possibilità che Evo Morales risulti eletto presidente del Senato è intollerabile per i gruppi di opposizione coinvolti nel suo rovesciamento lo scorso novembre.

La legge elettorale della Bolivia richiede che i candidati al parlamento vivano nel collegio elettorale che intendono rappresentare almeno da due anni prima delle elezioni. Ciò disabilita i politici che, nonostante lavorino presso la sede amministrativa del paese, La Paz, cercano di rappresentare la popolazione dell’interno del paese. La norma era in vigore ed è stata applicata anche sotto la presidenza Morales, causando diversi conflitti politici in passato. Nel 2015, a un deputato è stato impedito per questo motivo di candidarsi come sindaco della sua città natale; successivamente, ha presentato ricorso al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite e ha ottenuto il diritto a un risarcimento dallo Stato boliviano.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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