Afghanistan: USA e talebani firmeranno un accordo il 29 febbraio

Pubblicato il 21 febbraio 2020 alle 17:16 in Afghanistan Asia

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha rivelato che l’accordo tra Stati Uniti e talebani sarà firmato il 29 febbraio, se questi ultimi rispetteranno 7 giorni senza violenze, a partire dal 22 febbraio. 

“Gli Stati Uniti e i talebani sono stati impegnati in ampi colloqui per facilitare un accordo politico per porre fine alla guerra in Afghanistan, ridurre la presenza degli Stati Uniti e delle forze alleate e garantire che nessun gruppo terroristico utilizzi il suolo afgano per minacciare gli Stati Uniti o il nostro alleati”, ha riferito il segretario di Stato. Questo ha poi sottolineato che nelle ultime settimane, in consultazione con il governo di unità nazionale, i negoziatori statunitensi a Doha hanno raggiunto un’intesa con i talebani sulla riduzione significativa della violenza in tutto l’Afghanistan. Se tale riduzione verrà rispettava, l’accordo USA-talebani potrà essere firmato. “Ci stiamo preparando per la firma che avrà luogo il 29 febbraio”, ha affermato Pompeo.

A seguito dell’intesa con Washington, saranno avviati anche i negoziati intra-afgani, con l’obiettivo di negoziare un cessate il fuoco globale e permanente e una futura tabella di marcia politica per l’Afghanistan. “L’unico modo per raggiungere una pace sostenibile in Afghanistan è che gli afgani si uniscano e concordino la via da seguire”, ha dichiarato Pompeo. Secondo il segretario di Stato USA, i progressi compiuti a Doha forniscono speranza e rappresentano una vera opportunità per tutto il Paese. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale Afgano (NSC) ha riferito che il periodo di riduzione della violenza inizierà alla mezzanotte del 22 febbraio. Nel frattempo, i talebani hanno a loro volta comunicato che l’accordo USA-talebani sarà firmato il 29 febbraio. Il gruppo ha affermato che le due parti stanno preparando la necessaria situazione di sicurezza e che rappresentanti di diversi Paesi e le Nazioni Unite saranno invitati all’evento.

Uno dei round di negoziati più recenti tra Stati Uniti e talebani aveva avuto inizio il 7 dicembre 2019, nella capitale del Qatar, Doha. Il fine principale era negoziare il ritiro delle forze armate statunitensi, in cambio della fine degli assalti e di una serie di garanzie da parte dei militanti islamisti. Sebbene i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di notevoli progressi diplomatici, le violenze nel Paese continuavano, fino a causare la sospensione dei colloqui. Questa si è verificata, in particolare, l’11 dicembre 2019, a seguito di un attacco contro una struttura medica situata nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram, che ha causato la morte di 2 civili ed il ferimento di altri 73. Inoltre, il 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato una nuova vittima delle forze speciali statunitensi. Successivamente, a partire dal 20 gennaio 2020, è stato intrapreso un ulteriore ciclo di colloqui tra Khalilzad e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno definito ulteriori richieste da parte di Washington, senza specificarne, però, la natura.

Ad oggi, i talebani controllano circa il 40% dell’Afghanistan, secondo i funzionari della Difesa di Kabul. Nel gennaio 2020, l’Ispettore generale speciale statunitense per la ricostruzione dell’Afghanistan, ha riferito che negli ultimi tre mesi del 2019 si è registrato un numero record di attacchi armati da parte dei talebani e delle altre forze antigovernative. Gli ultimi episodi di violenza risalgono all’8 febbraio, quando 2 soldati statunitensi sono stati uccisi e altri 6 sono rimasti feriti dopo che un aggressore, che indossava un’uniforme dell’esercito afgano, ha sparato contro di loro con una mitragliatrice. Non vi è stata, in realtà, alcuna rivendicazione da parte dei talebani, ma i militanti islamisti afghani hanno talvolta collaborato con elementi all’interno delle forze armate afghane.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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