Venezuela: Maduro proclama “emergenza energetica”

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 9:46 in America Latina Venezuela

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Le sanzioni statunitensi contro una consociata della compagnia petrolifera russa Rosneft che commercializzava petrolio venezuelano hanno portato a una dichiarazione di “emergenza energetica” da parte del presidente venezuelano Nicolás Maduro mercoledì 19 febbraio. Con questa misura e tramite una ristrutturazione di Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA), annunciata in concomitanza, il leader chavista affronta uno dei più duri colpi che Washington gli ha inferto per costringerlo a concordare una transizione politica in Venezuela. Maduro ha affidato la gestione della compagnia petrolifera statale a Tareck El Aissami, il vice-presidente con delega all’economia e suo uomo di fiducia.

“Ho firmato due decreti che segneranno il presente e il futuro dell’industria petrolifera, due decreti che ho scritto personalmente, sulla base delle attuali condizioni geopolitiche, studiando le aggressioni dell’imperialismo, perché è giustificato un adattamento dei nostri piani. Ho pensato molto bene a questi decreti per questa nuova fase” – ha detto Maduro parlando davanti a un consiglio dei lavoratori presso la sede della PDVSA a Caracas.

Nell’annunciata ristrutturazione, il militare che attualmente dirige la società statale, Manuel Quevedo, continuerà a guidare l’impresa ma sotto il comando di una nuova commissione, che avrà poteri plenipotenziari e alla quale si è anche unito il ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, tra gli altri funzionari. “Non accetto più scuse, produciamo o produciamo” – ha detto Maduro.

Nel 2019 l’ amministrazione Trump ha imposto sanzioni con cui ha soppresso la vendita di petrolio venezuelano negli Stati Uniti. Fino ad allora, Washington era il principale acquirente di greggio venezuelano. Trump ha anche limitato le transazioni delle società statunitensi con PDVSA, ad eccezione della Chevron. Allora, la produzione di petrolio era inferiore a un milione di barili al giorno, dopo anni di disinvestimenti e una serie di scandali di corruzione che ha portato al collasso del settore petrolifero venezuelano. Le sanzioni hanno fatto della Russia il principale commerciante di petrolio venezuelano in India e Cina. L’impresa pubblica Rosneft ha gestito la metà delle spedizioni di piccolo cabotaggio negli ultimi mesi. Con le sanzioni alla controllata russa, il governo chavista perde nuovamente la struttura logistica per vendere il greggio PDVSA fuori dal paese, a tutt’oggi principale voce di entrate nel bilancio venezuelano. 

Maduro ha dichiarato di aver ricevuto “offerte di investimento” per oltre 25 miliardi di dollari in progetti di produzione di petrolio e ristrutturazioni di raffinerie, ma non ha fornito dettagli. La nuova promessa di aumentare la produzione è un’impresa ardua nelle attuali condizioni del paese, che sta attraversando il suo settimo anno di contrazione economica. Il governo non è stato in grado di rallentare l’iperinflazione, che supera il milione percento secondo l’FMI, mentre le regioni interne del paese soffrono una costante carenza di merci e carburante e sono sottoposte a continui blackout.

Tarek el-Aissami, cui è affidato il controllo della PDVSA, che dal 2017 è gestita dall’esercito, è e incluso nella cosiddetta Clinton List, la lista nera degli Stati Uniti, per i suoi presunti legami con il traffico di stupefacenti e il terrorismo ed è considerato uno degli uomini più ricercati dalla giustizia americana.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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