Tunisia: la squadra di governo è pronta, attende la fiducia del Parlamento

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 11:07 in Africa Tunisia

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Il primo ministro tunisino, Elyes Fakhfakh, incaricato di formare il nuovo governo, ha presentato ufficialmente la composizione finale della sua squadra, dopo aver trovato un compromesso con il partito islamico moderato, Ennahda. Con questa mossa, potrebbe dirsi risolta la crisi politica che da circa 4 mesi sta mettendo a dura prova la stabilità Tunisia. L’ultimo passo che resta da superare è il voto di fiducia in Parlamento. Se l’esito dovesse essere positivo, lo spettro delle elezioni anticipate potrebbe essersi effettivamente allontanato.

Fakhfakh aveva già proposto una possibile coalizione di governo, sabato 15 febbraio, ma Ennahda non ne aveva accettato la composizione e aveva deciso di ritirare dalla squadra alcuni suoi membri chiave. Pertanto, nei giorni scorsi i negoziati sono continuati e mercoledì il premier incaricato ha presentato al presidente Kais Saied la nuova lista dei ministri. Nell’elenco, tra i vari nomi, figurano Nizar Yaich come ministro delle Finanze, Nourredine Erray, in qualità di ministro degli Esteri, Imed Hazgui come ministro della Difesa, Mongi Marzouk nel ruolo di ministro dell’Energia, Mohamed Ali Toumi come ministro del Turismo e Thouraya Jribi come ministro della Giustizia. Il governo, composto da 29 ministri, 2 sottosegretari e un ministro speciale per i grandi progetti, sarà sottoposto al voto di fiducia del Parlamento nei prossimi giorni. Per essere approvato, deve superare la soglia dei 109 voti minimi su un totale di 217 seggi. 

La squadra proposta dal premier include esponenti di 5 partiti, ovvero Ennahda, Tahya Tounes, Achaab, Attayar ed El Badil, oltre a personalità indipendenti scelte dallo stesso Fakhfakh. Grande assente risulta il partito Qalb Tounes, che, tuttavia, con 38 seggi in Parlamento, è il secondo partito del Paese, dopo Ennahda. Il primo ministro, appena assunto l’incarico di formare il nuovo governo, aveva dichiarato che il proprio esecutivo sarebbe stato ispirato ai valori della rivoluzione del 2011 e avrebbe affrontato in primo luogo la questione della disoccupazione e della mancanza di servizi pubblici efficienti. La Tunisia deve affrontare nei prossimi mesi sfide impellenti, soprattutto sotto il profilo economico e sociale. La lunga recessione e l’alto debito pubblico hanno contribuito a diffondere un generale senso di disillusione nei confronti delle istituzioni, in particolare tra i giovani. Compito del governo sarà dunque quello di favorire la crescita e riguadagnare la fiducia dei cittadini.

La nomina del nuovo premier arriva dopo che il Parlamento tunisino, il 10 gennaio, ha rifiutato di assegnare la fiducia al governo proposto da Habib Jemli, il candidato primo ministro presentato da Ennahda. Il premier designato dal partito islamico non era riuscito a ottenere i voti favorevoli della maggioranza dell’Assemblea, fermandosi a 72 contro i 130 necessari. Sono circa 4 mesi che la Tunisia attende un nuovo esecutivo. Al momento, il Paese ha ancora un governo provvisorio, guidato da Youssef Chahed. Sin dal mese di ottobre 2019, i diversi partiti politici seduti in Parlamento non sono riusciti a trovare un accordo volto a creare una coalizione, così da proporre un primo ministro e formare un nuovo esecutivo. Il rischio temuto da molti è legato a ritardi nell’attuazione di quelle riforme indispensabili a risanare l’economia del Paese, oltre che nella presentazione del bilancio.  

Il governo uscente ha già attuato tagli per ridurre il deficit pubblico, ma il Fondo Monetario Internazionale e altri istituti di credito stranieri hanno più volte richiesto ulteriori riforme fiscali. Al contempo, i cittadini tunisini hanno mostrato il proprio malcontento verso i servizi pubblici del Paese, considerati peggiori rispetto al periodo pre-rivoluzione del 2011. Ciò ha portato la popolazione ad avere sempre meno fiducia nei confronti delle istituzioni e della classe politica al potere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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