Tensioni in Bosnia: le posizioni di Washington e di Mosca

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 12:11 in Balcani Europa

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La Camera dei Rappresentanti del Parlamento della Bosnia ha respinto la richiesta della entità federale serba, la Repubblica Srpska, in merito alla definizione di un confine tra Stato centrale e regione federale. Intanto, Stati Uniti e Russia hanno espresso la propria posizione.

È quanto rivelato, giovedì 20 febbraio, dal Sarajevo Times, il quale ha altresì specificato che la richiesta in merito alla definizione del confine tra le due entità è stata respinta perché, per la Camera federale, non può esservi una frontiera tra Bosnia e Repubblica Srpska, ma solo una linea interna, dotata esclusivamente di valore amministrativo.

Tuttavia, parte dei parlamentari non ha concordato con tale conclusione, suggerendo di coinvolgere la comunità internazionale per mantenere l’ordine nel Paese.

Nel frattempo, il deputato Milorad Dodik, rappresentante della comunità serba nella troika presidenziale di Sarajevo, ha incontrato l’ambasciatore degli Stati Uniti a Sarajevo, Eric Nelson, il quale ha avuto modo di esprimere il proprio punto di vista sulla vicenda. Nello specifico, secondo quanto riportato da Dodik al termine dell’incontro, i due leader hanno concordato su molti dei punti discussi, ma alcune riflessioni del diplomatico statunitense sono state percepite dal leader bosniaco come minacce.

A tale rigaurdo, Dodik ha commentato che “la Bosnia ed Erzegovina appartiene a noi, non a lui” e che la politica adottata non sarà abbandonata, “indipendentemente dalla grandezza degli Stati Uniti e dalle loro minacce”.

In merito al vertice, inoltre, Dodik ha dichiarato di aver inizialmente immaginato di aver avuto un vertice costruttivo, “ma ora che siamo stati minacciati, è un’altra storia”. In aggiunta, Dodik ha rivelato che “gli Stati Uniti non ci impediranno di difendere gli interessi della Repubblica Srpska”.

Anche la Russia nel frattempo si è espressa in merito al proprio ruolo nello scenario internazionale. Nello specifico, l’ambasciatore della Federazione russa in Bosnia ed Erzagovina, Petr Ivantsov, ha dichiarato che “la Russia non sta minacciando né imponendo il proprio punto di vista su nessuno, ma agisce come un partner equo e giusto”. Tuttavia, ha aggiunto Ivantsov, il mondo è teatro di confronti, come dimostrato dalle pressioni economiche e militari, impiegate “nello spirito della logica antica del mantenere le linee divisorie e i giochi geopolitici”. In tale contesto, Mosca intende, a detta del suo diplomatico, ridurre le tensioni internazionali e garantire la stabilità strategica.

Lo scorso 17 febbraio, nel corso di una sessione straordinaria della Camera regionale di Banja Luka, i parlamentari della Repubblica Srpska avevano votato sulla sospensione delle attività dei rappresentanti bosniaci di etnia serba presso le istituzioni della Bosnia fino a quando il Parlamento di Sarajevo non porrà fine al mandato di tre membri internazionali della Corte costituzionale. In aggiunta, i deputati avevano lanciato un ultimatum di 60 giorni per la riforma della Corte costituzionale di Sarajevo, pena la secessione.

La nomina di tre membri stranieri all’interno della Corte costituzionale di Sarajevo va avanti dal 1995, anno della firma degli Accordi di Dayton, i quali hanno posto fine alla guerra in Bosnia. Nello specifico, gli Accordi prevedono che la Corte costituzionale del Paese sia composta da 3 giudici stranieri, 2 bosniaci di etnia croata, 2 bosniaci musulmani e 2 bosniaci di etnia serba.

Le tensioni tra la Repubblica Srspka e la Corte costituzionale erano emerse a seguito della sentenza sui terreni agricoli non assegnati, i quali, secondo un nuovo giudizio della Corte, saranno assegnati d’ufficio al demanio della Bosnia e non della Repubblica Srpska, in contrasto con la legge regionale. Quest’ultima, nello specifico, sanciva la proprietà da parte della Repubblica Srpska sui terreni agricoli un tempo di possesso del demanio della Iugoslavia.

In tale contesto, nel corso della seduta del Parlamento regionale in cui è stato lanciato l’ultimatum alla Bosnia, il deputato Milorad Dodik, rappresentante della comunità serba nella troika presidenziale di Sarajevo, ha dichiarato: “Addio Bosnia, benvenuta Repubblica Srpska-exit”. Dodik, rivela il quotidiano, aveva già in passato più volte richiesto un referendum sullo status della regione serba della Bosnia, sottolineando come i cittadini bosniaci serbi abbiano il diritto di decidere del proprio futuro.

Alla luce di ciò, e date le recenti tensioni, le rappresentanze a Sarajevo di Stati Uniti e Unione Europea si sono unite all’appello lanciato da Regno Unito, Germania, Francia e Italia, ribadendo come il ritiro unilaterale dalle istituzioni sia inaccettabile e controproducente. Anche l’Inviato speciale dell’UE presso la Bosnia ed Erzegovina, Valentin Inzko, aveva commentato l’ultimatum lanciato dalla Repubblica Srpska dichiarando, lunedì 17 febbraio, che con la secessione la regione oltrepasserebbe la linea rossa.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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