Sud Sudan: raggiunto accordo sul nuovo governo di unità

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 15:30 in Africa Sud Sudan

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Il presidente sud sudanese, Salva Kiir, e l’ex leader dei ribelli, Riek Machar, hanno assicurato, giovedì 20 febbraio, che formeranno un nuovo governo entro sabato. È un passo importante per il Paese, che aspetta da tempo di costituire una coalizione che coinvolga rappresentanti di entrambe le parti. “Abbiamo deciso di formare il governo il 22 febbraio”, ha detto ai giornalisti Machar dopo un incontro con il presidente Kiir alla Camera di Stato. Il leader dei ribelli sarà nominato primo vicepresidente e fornirà protezione a tutti i membri della vecchia opposizione. “Discuteremo delle disposizioni di sicurezza per garantire protezione a tutte le forze e i membri dell’opposizione”, ha specificato Kiir, aggiungendo: “Se ci sono state cose su cui non abbiamo concordato, abbiamo deciso di risolverle. Finalizzeremo gli ultimi dettagli nei prossimi giorni”.

Tuttavia, secondo un rapporto pubblicato da un’agenzia delle Nazioni Unite, la pace concordata risulta estremamente fragile. I livelli di corruzione sono elevati, le milizie continuano ad essere armate e i civili vengono deliberatamente costretti alla fame, afferma la Commissione per i diritti umani nel Sud Sudan. In particolare, più della metà dei 12 milioni di abitanti deve affrontare una grave carenza di cibo. “Il processo di pace ha portato a un precario equilibrio istituzionale. Il conflitto si è spostato verso un aumento della violenza etnica a livello locale”, si legge nel rapporto, che accusa le forze governative di armare le milizie locali per attaccare le comunità rivali. “Oggi, in Sud Sudan, i civili sono affamati, sistematicamente sorvegliati e messi a tacere, arrestati arbitrariamente e senza un effettivo accesso significativo alla giustizia”, ha continuato a sottolineare la Commissione. Le forze governative non hanno ancora rilasciato alcun commento in merito al rapporto.

Kiir e Machar si sono incontrati più volte questa settimana ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, per discutere delle questioni rimaste irrisolte, in particolare quella sul numero di Stati regionali in cui dovrebbe essere suddiviso il Paese e quella sulla reintegrazione degli ex combattenti ribelli. Già a novembre, i due leader non erano riusciti a rispettare la scadenza per la risoluzione dell’impasse, così come stabilito nell’accordo di pace firmato a settembre 2018, e avevano stabilito di posticipare di altri 100 giorni la creazione dell’esecutivo congiunto.  La ragione del ritardo, secondo quanto rivelato da fonti governative, ha riguardato la necessità di risolvere alcune questioni fondamentali di governance e sicurezza. Gli Stati Uniti, che contribuiscono allo sviluppo del Paese africano con circa 1 miliardo di dollari all’anno in aiuti umanitari, si erano più volte detti delusi dalla mancanza di progressi nelle trattative per la formazione del nuovo governo di unità nazionale.

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane al mondo, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011. È uno dei Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprende più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli a Kiir, hanno avviato scontri con quelli di etnia nuer, guidati da Machar, e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica.

Kiir e Machar avevano firmato un cessate il fuoco il 5 agosto 2018, concludendo anche un accordo per la condivisione del potere. Tuttavia, il 28 agosto, Machar e i capi di altri gruppi si erano rifiutati di firmare l’ultima parte dell’accordo, asserendo che le dispute sulla divisione del potere e sull’adozione di una nuova Costituzione non erano state gestite in modo efficiente.

I due leader erano poi tornati a negoziare la pace nel settembre 2018 sottoscrivendo, grazie alla pressione di potenze regionali e internazionali, il noto accordo di pace. Secondo quanto previsto dal patto, Machar sarebbe destinato a ricoprire nuovamente il ruolo di vicepresidente. Un’altra disposizione fondamentale prevista dal trattato riguarda la reintegrazione dei ribelli nell’esercito, condizione anch’essa rimasta ancora inattuata. La mancanza di fondi e la scarsa fiducia reciproca tra le parti hanno messo a repentaglio il rispetto della promessa e rischiano di far svanire le speranze sulla creazione, inizialmente auspicata, di una forza unificata si 83.000 soldati. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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