Siria: la Turchia invia rinforzi e istituisce nuove postazioni

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 9:01 in Siria Turchia

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L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito, il 20 febbraio, che la Turchia ha inviato un nuovo convoglio militare nel Nord di Idlib, verso il valico di Kafrlossin.

Secondo quanto riportato, questo è composto da 80 camion, veicoli blindati e carri armati. Parallelamente, le forze di Ankara hanno altresì istituito una nuova postazione di monitoraggio a Jabal al-Zawiya e, nello specifico, presso il villaggio di Bzabur. A detta dell’Osservatorio, questa va ad aggiungersi a quella istituita presso la strada internazionale M4, nella municipalità di Bsanqul, nel distretto di Ariha. Attualmente, il totale dei punti nel Nord Ovest della Siria controllati dalla Turchia ammonta a 39.

In tale quadro, dal 2 febbraio al 20 febbraio, sono 2535 i camion e i veicoli militari giunti dalla Turchia nel territorio siriano, cui si aggiungono veicoli armati, mezzi per il trasporto del personale, veicoli blindati, radar mobili antiproiettile e militari, mentre il numero di soldati turchi schierati a Idlib e Aleppo durante il medesimo periodo ammonta a più di 7.300 uomini. Allo stesso tempo, il 19 febbraio, le forze di Ankara hanno evacuato alcuni villaggi della periferia di Tell Tamer, nel Nord-Est della Siria, senza, però specificarne la motivazione.

Parallelamente, secondo quanto riportato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, la Russia continua a porre ostacoli nel raggiungimento di un accordo con la Turchia, sulla base dei patti precedenti, tra cui quello di Sochi.  A detta del quotidiano, l’obiettivo di Mosca sarebbe concedere al regime siriano, suo alleato, più tempo per rafforzare le proprie postazioni nelle aree poste già sotto il controllo russo. Tuttavia, proprio dalla Russia sono trapelate notizie circa la possibilità di tenere un incontro tripartito tra i presidenti turco, Recep Tayyip Erdogdan, russo, Vladimir Putin, e iraniano, Hassan Rouhani. Questo potrebbe tenersi a Teheran all’inizio di marzo, ovvero dopo la scadenza posta da Erdogan per il ritiro delle forze del regime, stabilita per la fine di febbraio.

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia.

Qui, le forze di Ankara controllano dodici postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, l’ultima enclave dei ribelli, nonostante la presenza di forze straniere.

In tale quadro, nel mese di febbraio, gli attacchi del governo siriano hanno ucciso 13 soldati turchi, provocando una dura risposta da parte di Ankara. Erdogan, da parte sua, ha dichiarato che il governo siriano pagherà un “prezzo molto alto” per i suoi assalti. Le vittime turche, poi, hanno reso ancora più tesi i legami tra Ankara e Mosca. Il 12 febbraio, il Cremlino ha affermato che il presidente russo ha parlato con Erdogan nel tentativo di disinnescare la situazione a Idlib. Putin ha affermato che le parti dovrebbero affidarsi agli accordi russo-turchi esistenti, mentre, il giorno precedente, l’11 febbraio, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva chiesto a Russia e Iran, due Paesi vicini ad Assad, di fermare le violenze a Idlib, in rispetto del cessate il fuoco del 9 gennaio.

È del 12 febbraio la dichiarazione di Erdogan, il quale, durante un discorso in Parlamento, ha affermato che la Turchia avrebbe respinto le forze del governo siriano oltre le postazioni di osservazione controllate nella regione Nord-occidentale di Idlib, entro la fine di febbraio, e che Ankara avrebbe colpito le forze governative siriane in qualsiasi parte del Paese se un altro soldato turco fosse stato ferito.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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