Pentagono denuncia l’invio di un nuovo missile dall’Iran allo Yemen

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 17:10 in Iran USA e Canada

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Il Pentagono ha riferito che l’Iran ha sviluppato un nuovo tipo di missile antiaereo, che ha poi consegnato ai ribelli Houthi dello Yemen. Tali armamenti sono stati sequestrati dalla Marina degli Stati Uniti, mentre venivano trasportati, in due spedizioni separate, nel Mar Arabico.

Durante una conferenza stampa, tenutasi il 19 febbraio, il capitano della Marina, Bill Urban, ha comunicato la notizia, ma ha rifiutato di commentare il funzionamento dei missili. Tuttavia, secondo quanto riferisce il New York Times, un ufficiale militare statunitense, che ha familiarità con questo tipo di armamenti, ha riferito che si tratta di “missili 358”, aggiungendo che si tratta di un tipo di tecnologia militare che può essere in grado di abbattere elicotteri statunitensi. Questi sono missili da crociera composti da 3 parti: 2 motori e una testata esplosiva. L’arma si trasporta a pezzi e può essere assemblata assemblata in un secondo momento e utilizzata tramite un lanciarazzi sa terra. Una volta in aria, il missile mantiene una forte velocità ed è in grado di percorrere uno “schema a otto” in cerca di bersagli.

I missili 358 sono detti anche “armi vaganti” e sono abbastanza rari. Israele ha schierato un missile vagante chiamato “Arpia” e un certo numero di aziende stanno commercializzando piccoli “droni suicidi” guidati da eliche come lo “Switchblade” per le forze speciali degli Stati Uniti. Secondo un ufficiale militare statunitense, una volta in volo, il missile 358 è lungo circa un metro e novanta e può funzionare con cherosene o gasolio. Inoltre, l’armamento può essere fornito di una decina di lenti a infrarossi disposte ad anello, in grado di schermarlo e renderlo invisibile agli elicotteri utilizzati dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen. Un altro ufficiale militare degli Stati Uniti ha affermato che i nuovi missili iraniani erano stati utilizzati contro alcuni droni statunitensi che volavano nello spazio aereo yemenita, ma non erano riusciti a colpirli. Tre di queste nuove armi offensive sono state sequestrate a novembre 2019 dal Forrest Sherman, un cacciatorpediniere della Marina degli Stati Uniti, e altre 5 sono state recuperate questo mese in un’altra operazione in mare. Nelle spedizioni erano inclusi anche più di 170 missili anticarro, fabbricati in Iran, oltre a 13.000 proiettili esplosivi, fondamentali per la realizzazione di ordigni. Le armi sequestrate dalla Marina sono state trovate su piccoli motoscafi chiamati dhow. Secondo il Capitano Urban, i marinai che conducevano i mezzi sono stati interrogati e poi consegnati alla Guardia Costiera yemenita.

Secondo il Pentagono, gli Stati Uniti credono che l’Iran stesse cercando di inviare queste armi ai ribelli Houthi, come ha fatto negli ultimi 5 anni, sottolineando che tali comportamenti stanno prolungando la guerra nello Yemen. Gli Houthi hanno mostrato una crescente resilienza sul campo di battaglia contro le forze saudite e della coalizione. La guerra in Yemen è scoppiata il 22 marzo 2015. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti Houthi, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

In tale quadro, il 5 novembre 2019 è stato raggiunto un accordo, considerato un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto. Si tratta del cosiddetto accordo di Riad, il cui obiettivo è porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen. Tuttavia, per gli Houthi, da parte della coalizione non vi è stata ancora alcuna mossa significativa volta a trovare una reale intesa con i ribelli.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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