Nuovi attacchi nella provincia di Idlib causano la morte di soldati turchi

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 20:25 in Siria Turchia

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Almeno 2 soldati turchi sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti da nuovi attacchi aerei del governo siriano, effettuati il 20 febbraio, nella provincia Nord-occidentale di Idlib.

Secondo quanto riferisce il Ministero della Difesa della Turchia, le forze armate di Ankara hanno risposto al fuoco e hanno causato la morte di oltre 50 militari siriani. Il capo delle comunicazioni turco, Fahrettin Altun, ha confermato che i soldati sono stati uccisi da “un attacco effettuato dal regime siriano”. Altun ha poi ribadito che le forze armate turche si trovano ad Idlib per “stabilire la pace e gestire le operazioni di aiuto umanitario”. Da parte sua, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha dichiarato che almeno 11 combattenti filo-governativi sono stati uccisi almeno 14 della fazione pro-Turchia, oltre ai 2 soldati di Ankara. La Russia, che è il principale alleato del presidente siriano, Bashar al-Assad, il 20 febbraio ha accusato Erdogan di fornire supporto armato ai ribelli antigovernativi siriani, e ha riferito che questi aveva sfondato le difese del governo a Idlib, grazie al supporto di Ankara.

Il 18 febbraio, la Turchia aveva avvertito la Russia che avrebbe preso tutte le misure che riteneva necessarie se il regime siriano non si fosse ritirato ad Idlib oltre il precedente confine, stabilito dall’accordo di Sochi del 17 settembre 2018. Un portavoce turco ha sottolineato che Mosca è stata “chiaramente” informata sulla posizione di Erdogan nella regione. Tale scambio di vedute è avvenuto durante i colloqui russo-turchi sulla Siria del 17 e 18 febbraio. In tali incontri, il fine che le due parti avevano dichiarato di voler perseguire era quello di evitare un’ulteriore catastrofe umanitaria in Siria. Pertanto, i rappresentanti di Ankara e Mosca avevano discusso delle misure che potrebbero essere adottate per attuare pienamente gli accordi già conclusi su Idlib nei colloqui di Sochi e per prevenire le violazioni del cessate il fuoco. Tuttavia, durante il secondo giorno di colloqui, la Turchia ha ribadito di essere pronta ad una soluzione militare della situazione. 

Nella regione di Idlib, situata al confine con la Turchia, le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”, un’area smilitarizzata volta a favorire il passaggio e l’accoglienza dei civili siriani. Tuttavia, il governo Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere. Il numero di sfollati che da tutta la Siria si è concentrato nella città di Idlib e nelle aree limitrofe ha raggiunto quasi i 2 milioni. Molti altri siriani sono scappati, invece, in Turchia, che ospita già oltre 3,6 milioni di rifugiati. Ankara teme che se Assad completasse la sua offensiva, molti altri residenti di Idlib finirebbero per scappare oltre il confine, verso il territorio turco, causando un’ondata di profughi impossibile da gestire per il governo di Erdogan. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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