Il Marocco all’anniversario del Movimento del 20 febbraio

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 12:53 in Africa Marocco

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Movimento del 20 febbraio, nato in Marocco sull’ondata delle Primavere arabe del 2011, è giunto al nono anniversario. Attualmente ci si interroga sull’eredità e sul ruolo svolto dal “Fronte sociale marocchino”.

In un quadro di mobilitazione popolare che ha caratterizzato alcuni Paesi del mondo arabo nel 2011, tra cui Egitto, Tunisia e Libia, anche in Marocco in quell’anno si concretizzò un movimento di protesta che, secondo alcuni, mise a repentaglio la stabilità della Monarchia. Questo prese avvio sul web e successivamente, proprio dal 20 febbraio 2011, si trasformò in manifestazioni che interessarono più di cinquanta città marocchine, accompagnate da incontri ed eventi di diverso tipo. Tuttavia, nel mese di luglio 2011, il sovrano, il re Mohammed VI, decise di indire un referendum con il fine di placare le proteste, oltre a promettere riforme sociali, posti di lavoro nel settore pubblico e sussidi per beni alimentari e carburante. Nonostante ciò, negli anni successivi, le proteste si sono rinnovate e la popolazione marocchina ha più volte lamentato l’assenza di cambiamenti reali, oltre all’aumento di disoccupazione e all’incapacità del governo di rispondere alle proprie esigenze. Tuttavia, diversamente dalla Primavera araba degli altri Paesi del Nord Africa, in Marocco non è stata mai richiesta la fine della monarchia.

Nel corso degli ultimi anni, sulla scia del Movimento del 20 febbraio, è nato un vero e proprio movimento sociale, nominato il “Fronte sociale”. Anche per il 20 febbraio 2020, una trentina di associazioni ed organizzazioni sono state esortate a scendere in piazza per evidenziare come il quadro marocchino attuale non abbia ancora pienamente raggiunto i valori di dignità, giustizia sociale, libertà e democrazia e come il Paese sia ancora testimone di corruzione e di personalità al potere pronte a “saccheggiare” le casse dello Stato.

Le richieste politiche del “Movimento del 20 febbraio” includevano, all’epoca, la separazione della ricchezza e del potere nelle posizioni di governo, l’indipendenza della magistratura, la libertà dei media, l’istituzione di una monarchia parlamentare, l’indizione di elezioni eque e l’elaborazione di una nuova costituzione. Attualmente, sono circa trentacinque le organizzazioni riunitesi nel Fronte sociale marocchino, che mirano a promuovere la difesa dei diritti e delle libertà della popolazione a livello sociale, economico e culturale, oltre ad incoraggiare i movimenti di lotta a favore degli interessi fondamentali dei marocchini. Per alcuni, il nuovo movimento potrebbe avere la stessa forza ed efficacia del Movimento del 20 febbraio e alcuni analisti si stanno chiedendo se, alla luce del quadro politico e sociale attuale, potrà verificarsi una seconda Primavera araba.

A detta di un esponente del Movimento del 20 febbraio, Mohamed Allal al-Fajry, è difficile parlare di una seconda versione di quanto realizzato nove anni fa, a causa della mancata rappresentanza di tutte le classi sociali nel nuovo movimento. La battaglia attuale, è stato specificato, mira a realizzare un vero sistema democratico, ma, più che una seconda ondata di mobilitazione, si tratta di una lotta di gruppi di sinistra che avevano preso parte precedentemente al Movimento del 20 febbraio. A tal proposito, il Fronte sociale è stato descritto come un gruppo militante di sinistra che, diversamente dal movimento precedente, manca di quel liberalismo che vedeva la democratizzazione e la giustizia sociale al centro delle proprie battaglie. Tuttavia, sebbene per al-Fajri non sia possibile parlare di sostituto o erede del Movimento del 20 febbraio, il sistema politico di Rabat continua ad essere minacciato ogni giorno dall’emergere di nuovi movimenti spinti dal desiderio di istituire una vera democrazia. L’assenza dello stato di diritto e giustizia sociale, la corruzione e la mancanza di istituzioni competenti, costituiscono, per al-Fajry, motivi che potrebbero portare a nuove forme di contestazione.

Un rapporto redatto da Oxfam, nel 2019, ha classificato il Marocco tra i Paesi più socialmente divisi del Nordafrica. La popolazione marocchina ammonta a 35 milioni, ma di questi, 1.6 milioni soffrono di povertà estrema. Nel 2020, è previsto un tasso di crescita del 3,5%, con un aumento del 2,7% rispetto all’anno precedente. Non da ultimo, la Banca mondiale ha stimato che l’economia marocchina raggiungerà una crescita del 3,6% nel 2021 e del 3,8% l’anno successivo. Nonostante ciò, vi potrebbe essere un’ulteriore problematica che potrebbe avere ripercussioni negative su alcuni settori produttivi, tra cui l’agricoltura, ovvero un’ondata di forte siccità in Nord Africa.

In tale quadro, nel 2019, il tasso di disoccupazione del Marocco è diminuito al 9,2%, rispetto al 9,5% del 2018. Gli 85.000 posti di lavoro persi nelle aree rurali sono stati compensati dall’aumento di occupazione nelle città, dove sono state create 250.000 nuove opportunità di lavoro. Nel corso del 2019, poi, circa un quarto delle persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni è risultata essere disoccupata, con il 13,5% delle donne e il 15,7% dei neolaureati. Tuttavia, il lavoro informale rappresenta un fenomeno diffuso in Marocco, rendendo difficile la raccolta di cifre affidabili sull’occupazione.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.