Iraq: il governo è pronto, ma il popolo lo rifiuta

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 11:15 in Iraq Medio Oriente

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Il premier iracheno designato, Mohammed Tawfiq Alawi, ha riferito di aver completato la formazione del nuovo esecutivo. Nel frattempo, nella notte tra il 19 e il 20 febbraio, gruppi di manifestanti hanno continuato ad occupare alcune piazze del Paese.

In particolare, la dichiarazione del primo ministro è giunta nella sera del 19 febbraio. Alawi ha affermato che la formazione del nuovo esecutivo è stata completata e che i rappresentanti e gruppi dei partiti politici del passato sono stati esclusi. Si tratta, quindi, di un “governo indipendente”, così come richiesto dalla popolazione irachena. In tale quadro, il Parlamento è stato esortato ad organizzare una sessione per votare la fiducia a partire dal 24 febbraio prossimo.

Secondo quanto affermato dal premier designato in un discorso televisivo, il nuovo governo, se otterrà la fiducia del Parlamento, avrà come primo compito l’avvio di indagini contro i responsabili delle azioni di violenza e repressione verificatisi nell’ondata di proteste che ha caratterizzato il Paese negli ultimi mesi. Inoltre, Alawi si è impegnato nuovamente a tenere elezioni anticipate caratterizzate da libertà ed equità, senza interferenze estere e senza l’influenza di questioni relative ad armi e denaro. Nella medesima occasione, il premier ha altresì invitato i manifestanti a dare al suo governo un’opportunità, nonostante “una crisi di fiducia verso tutto ciò che riguarda gli affari politici”, che lo vede responsabile del fallimento dei suoi predecessori.

Parallelamente, a seguito del discorso di Alawi, centinaia di manifestanti si sono riversati in piazza Tahrir, nel centro di Baghdad, nella serata del 19 febbraio, per esprimere il proprio rifiuto verso il governo di Alawi e la richiesta di votare la fiducia il 24 febbraio prossimo. Le manifestazioni sono durate fino al mattino successivo, il 20 febbraio. I manifestanti contestano l’assenza di trasparenza oltre alla presenza di personalità e di un premier, Alawi, ancora legato al sistema precedente, di cui si richiede, invece, la caduta. Non da ultimo, il nuovo governo non sembra rispondere alle richieste della popolazione, né sembra aver creato canali di comunicazione.

Il termine stabilito dalla costituzione per la formazione e l’approvazione del nuovo esecutivo è di 30 giorni. La scadenza è, quindi, posta al 2 marzo prossimo. L’ex premier, Adel Abdul Mahdi, il 19 febbraio, ha messo in guardia da un eventuale “vuoto politico”, esortando le parti impegnate ad accelerare le procedure volte alla formazione del nuovo esecutivo, e dicendosi pronto ad abbandonare il palcoscenico politico iracheno. Per il primo ministro dimessosi, sarà altresì improbabile e poco opportuno un suo ritorno dopo il 2 marzo.

I manifestanti iracheni sono scesi in piazza dal primo ottobre scorso proprio per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono più placate. In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, l’ex primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, il primo febbraio scorso, hanno portato alla nomina di Alawi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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