Iran in silenzio elettorale: il quadro alla vigilia delle elezioni parlamentari

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 10:10 in Iran Medio Oriente

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Circa 58 milioni di elettori iraniani sono stati invitati a recarsi alle urne il 21 febbraio, in occasione delle elezioni parlamentari. Nel frattempo, nel Paese vige il silenzio elettorale.

Ai sensi dell’articolo 56 della legge elettorale parlamentare e dell’articolo 23 della legge elettorale degli esperti dell’Orientamento, qualsiasi forma di propaganda è vietata nelle prossime ore. Nell’ultima settimana, l’Iran ha assistito ad una campagna elettorale che ha visto impegnati 7148 candidati, approvati in precedenza dal Consiglio dei Guardiani della Costituzione, un organo costituzionale iraniano avente il compito di valutare le candidature presentate. Saranno 290 i seggi da poter occupare, di cui 5 destinati a minoranze religiose, in 208 collegi elettorali. Di questi, 30 seggi sono destinati alla capitale Teheran, che rappresenta il più grande distretto elettorale del Paese.

In concomitanza con le elezioni parlamentari, si terrà la prima tornata supplementare della Quinta Assemblea degli esperti dell’Orientamento, un organo che ha una forte influenza nel guidare il processo politico in Iran e che ha il compito di scegliere il leader supremo se la posizione è vacante, secondo l’articolo 107 della costituzione iraniana, e di rimuoverlo se questo si dimostra incapace di adempiere ai doveri previsti, ai sensi dell’articolo 110. L’Assemblea degli Esperti comprende 88 membri, i quali sono uomini del clero eletti ogni otto anni direttamente dal popolo.

La competizione degli ultimi giorni ha visto, da un lato, una lista comune formata da partiti conservatori e, dall’altro lato, una lista formata dal Partito dei Quadri della Rivoluzione, di matrice riformista, e dalla Coalizione di Otto Partiti Riformisti. Il quotidiano arabo al-Arabiya, sulla base delle notizie dei media locali, ha riferito che rappresentanti di partiti sia estremisti sia populisti hanno distribuito doni e risorse alimentari all’elettorato, con il fine di guadagnare la fiducia della popolazione. Per alcuni, l’atmosfera preelettorale vede una forte partecipazione del popolo, mentre, per altri, l’affluenza alle urne sarà scarsa. Stando a diversi sondaggi, questa dovrebbe raggiungere solo il 24%.

Il ministro degli Interni iraniano, Abdul Ridha Rahmani Fadhli, ha affermato che circa un milione di persone saranno impegnate nelle procedure dell’intero processo elettorale, con il fine di monitorare e garantire la sicurezza e la trasparenza in oltre 54.000 seggi elettorali. Tali elezioni, a detta del ministro, si distinguono dalle precedenti per l’esistenza di sistemi elettronici volti a facilitare il processo, trasferendo automaticamente informazioni e dati. In particolare, 24 delle 25 fasi saranno condotte utilizzando mezzi elettronici e soltanto per il conteggio dei voti si ricorrerà alla manualità. Fadhli ha altresì rivelato che, se necessario, il secondo turno elettorale vi sarà il 18 aprile.

Dal canto suo, il leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha esortato la popolazione a recarsi alle urne in un momento delicato in cui l’Iran si trova a subire pressioni a livello internazionale, anche in merito al programma sul nucleare. Per Khamenei, nel futuro Parlamento non vi sarà posto per coloro che hanno paura di parlare contro i nemici stranieri. Inoltre, il leader ha posto tali elezioni in un quadro di “jihad pubblica”, definendole un diritto civile e una “prova divina” che, se vedrà una buona partecipazione, porterà gloria e rispetto all’establishment islamico e proteggerà il Paese dalle trame dei nemici stranieri. “Le elezioni vanificheranno la maggior parte delle cattive intenzioni degli Stati Uniti e del regime sionista contro l’Iran” sono state le parole di Khamenei.

Il Majlis o Assemblea consultiva islamica, ovvero il Parlamento iraniano, ha diversi poteri, tra cui la ratifica delle leggi, il riconoscimento della fiducia del governo, il blocco dei ministri, l’isolamento del Presidente della Repubblica e la supervisione delle prestazioni di varie istituzioni. I deputati sono eletti a suffragio universale diretto, ogni quattro anni e i candidati che ottengono almeno il 25% dei voti entrano a far parte del Majlis. I 290 seggi vengono assegnati attraverso un sistema misto di collegi uninominali e collegi plurinominali.

L’elezione di tale organo legislativo rappresenta, secondo diversi analisti, un test significativo per comprendere gli equilibri di forza tra i diversi blocchi politici e, in particolare, tra conservatori e riformisti. Non da ultimo, le elezioni del 21 febbraio potranno altresì dare un’idea di cosa succederà con le elezioni presidenziali previste per l’estate del 2021. L’Iran, oltre a risentire delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, deve far fronte ad un’ondata di malcontento popolare già esplosa nel mese di novembre 2019, e che ha visto protagonisti numerosi operai e giovani. Tale fascia ha più volte chiesto che la classe religiosa al potere sin dal 1979 si ritiri dal panorama politico iraniano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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