Gli Emirati verso la Vision 2030 attraverso nucleare e gas

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 15:44 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente

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Negli Emirati Arabi Uniti (UAE), la prima centrale nucleare del mondo arabo, Barakah, ha ricevuto il via libera per l’attivazione, mentre al confine tra Abu Dhabi e Dubai è stato scoperto un nuovo giacimento di gas naturale. Si tratta di mosse significative verso l’attuazione della Abu Dhabi Vision 2030, il cui obiettivo principale è la diversificazione dell’economia del Paese.

Circa Barakah, l’annuncio risale al 17 febbraio, sebbene già il 28 gennaio scorso era stato riferito che presto le procedure per l’attivazione della centrale sarebbero state completate. A darne notizia, il rappresentante permanente del Paese all’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’ambasciatore Hamad Alkaabi, il quale, nel corso di una conferenza stampa del 17 febbraio, ha dichiarato che l’Autorità federale di regolamentazione nucleare (FANR) ha approvato la licenza di funzionamento del reattore 1 dell’impianto della società Nawah Power Company, la quale gestirà le attività per i prossimi sessanta anni. Il reattore, il primo di quattro, sarà attivato nel “futuro prossimo”.

Secondo quanto riferito, il rilascio dell’autorizzazione costituisce il culmine degli sforzi profusi dalla FANR negli ultimi anni. È dal 2015 che la Emirates Nuclear Energy Corporation aveva chiesto alla FANR una revisione sistematica dell’impianto, che includeva una valutazione dei documenti che accompagnano la richiesta, l’applicazione di misure di controllo, oltre a ispezioni durante la fase di costruzione e sviluppo. A detta di Alkaabi, nei prossimi mesi, la Nawah Power Company darà il via ad un periodo di preparazione per le operazioni commerciali, in cui l’autorità federale di vigilanza nucleare effettuerà ispezioni 24 ore su 24, facendo affidamento su ispettori residenti presso la centrale nucleare.

L’impianto di Barakah è situato nel Nord-Ovest degli UAE, nella regione di al-Dhafra, a circa 280 km da Abu Dhabi, ed è stato realizzato da un consorzio guidato da Emirates Nuclear Energy Corporation (ENEC) e Korea Electric Power Corporation (KEPCO). Il costo del progetto ammonta a 24.4 miliardi di dollari. Il primo dei quattro reattori doveva essere messo in servizio alla fine del 2017, ma la data è stata più volte posticipata, con il fine di condurre tutte le procedure di sicurezza richieste. Attualmente, a detta di Alkaabi le procedure di preparazione per il primo dei quattro reattori, ciascuno da 1.400 megawatt, sono state completate al 93%. Una volta attiva, la centrale nucleare, avente solo scopi pacifici, contribuirà alla produzione di energia elettrica e si prevede che, con 5.600 megawatt di elettricità, sarà in grado di soddisfare il 25% del fabbisogno di elettricità del Paese, impedendo, al contempo, l’emissione di circa 21 milioni di tonnellate di carbonio ogni anno.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno più volte ribadito che il loro programma nucleare è trasparente, sicuro e volto esclusivamente a un uso civile. Non da ultimo, è stato evidenziato come, attraverso tale passo significativo, il Paese rientrerà tra i 30 privilegiati al mondo a perseguire un programma di energia nucleare pacifico. Inoltre, Barakah si inserisce in una cornice più ampia che vede gli UAE impegnati a perseguire altresì la Energy Strategy 2050, una strategia in campo energetico che mira a fornire alla popolazione emiratina energia pulita, a basso costo e sicura, preservando, al contempo, l’ambiente. Diversificare l’economia e renderla sempre più indipendente dal petrolio è poi al centro della Vision 2030.

In tale quadro, si colloca altresì la recente scoperta di un vasto giacimento di gas superficiale, Jebel Ali, ritenuta la maggiore scoperta nel campo del gas negli ultimi 15 anni, e la quarta maggiore di sempre. Tale giacimento è posto in un’area pari a 5000 km2 tra Abu Dhabi e Dubai ed è il quarto per dimensioni in Medio Oriente. Si stima che Jebel Ali potrebbe contenere fino a 80 trilioni di piedi cubici di riserve, in modo da consentire al Paese non solo di raggiungere l’autosufficienza, ma di divenire altresì un esportatore. Non da ultimo, con tale scoperta, gli Emirati Arabi Uniti potrebbero rinunciare alle forniture di gas del Qatar, che ha contribuito a soddisfare il fabbisogno di elettricità degli UAE per oltre un decennio.

Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC) e Dubai Supply Authority (DUSUP) hanno firmato un accordo per esplorare e sviluppare congiuntamente le risorse di gas di Jebel Ali. In particolare, il gas proveniente dal giacimento sarà fornito a DUSUP, con il fine di incoraggiare la crescita economica di Dubai e migliorare la sicurezza energetica. DUSUP, a sua volta, si occupa della fornitura di gas per le strutture industriali di Dubai.

La scoperta di Jebel Ali si adatta perfettamente alle ambizioni di gas degli Emirati. A novembre 2018, il Consiglio supremo del petrolio di Abu Dhabi ha dato il via libera al piano di crescita quinquennale di ADNOC 2019-23 e alla strategia sul gas che ha richiesto investimenti pari a 132 miliardi di dollari, volti ad espandere le strutture di produzione di petrolio e gas della società. In tale quadro, Abu Dhabi mira a divenire autosufficiente per il gas entro il 2030.

Le recenti scoperte hanno portato gli Emirati ad avanzare nelle classifiche globali relative alle riserve di petrolio e gas. Nel novembre 2019, il Consiglio supremo del petrolio degli Emirati ha annunciato che le riserve petrolifere della federazione, composta da sette membri, sono aumentate da 7 miliardi di barili a 105 miliardi e le riserve di gas convenzionali sono aumentate da 58 a 273 trilioni di piedi cubici.

Oltre alla diversificazione economica, l’indipendenza dal Qatar potrebbe essere rilevante per gli Emirati. Questi, oltre a Egitto, Arabia Saudita e Bahrein, sono tra i Paesi responsabili del blocco contro Doha che, a partire dal 5 giugno 2017, ha dato vita alla cosiddetta “crisi del Golfo”. In particolare, è stato imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandolo di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Il Qatar ha sempre respinto tali affermazioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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