Erdogan incontra il premier di Tripoli in Turchia

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 20:07 in Libia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha incontrato Fayez al-Sarraj, il premier del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli ad Istanbul, il 20 febbraio. Il giorno precedente, Erdogan aveva sottolineato che l’Europa non ha alcun potere sulla Libia e Ankara non impedirà l’avvio di operazioni navali per monitorare l’embargo. 

La notizia è stata riferita dall’agenzia stampa turca Anadolu, che sottolinea che l’incontro a porte chiuse e si è tenuto nel Palazzo Dolmabahce di Istanbul. Non ci sono informazioni riguardo ai temi affrontati dai due leader politici. Tuttavia, secondo quanto riporta il quotidiano locale, The Libya Observer, il giorno precedente, il 19 febbraio, Erdogan aveva ribadito la posizione di Ankara nei confronti della Libia, sottolineando che la Turchia avrebbe continuato a sostenere il governo di Sarraj, fino alla riconquista del controllo sull’intero Paese Nord africano. Il presidente ha poi aggiunto che l’ingresso delle forze armate turche nell’arena libica ha posto fine alle operazioni del generale di Tobruk, Khalifa Haftar.

Erdogan ha poi sottolineato il suo massimo sostegno al ritiro del GNA dai prossimi incontri di Ginevra, descrivendo tale decisione come un passo importante. Secondo il presidente turco, l’Unione Europea non ha alcun potere sulla Libia. Di conseguenza, la Turchia consentirà loro di prendere qualsiasi decisione riguardo alla possibilità discussa dai leader dei Paesi europei di avviare un’operazione navale per controllare il rispetto dell’embargo sulle armi in Libia. Dopo una riunione del governo turco tenutasi nel complesso presidenziale di Ankara, il 18 febbraio, il portavoce presidenziale turco, İbrahim Kalın, aveva condannato l’attacco delle milizie di Haftar contro porto marittimo di Tripoli e aveva dichiarato che era necessaria “una risposta forte”.

A seguito di un vertice a sorpresa tra Turchia e Tunisia, tenutosi il 25 dicembre, Erdogan ha annunciato che avrebbe supportato militarmente le operazioni del governo di Tripoli, contro l’esercito del generale Haftar. Ancor prima, il 27 novembre, il capo di Stato turco aveva firmato con il GNA alcuni memorandum d’intesa per intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza, oltre che nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Alla luce di ciò, il governo di Tripoli ha inviato una richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” alla Turchia il 26 dicembre, a cui ha fatto seguito la risposta del Parlamento turco, del 2 gennaio, il quale ha approvato un decreto con cui Erdogan sarebbe stato autorizzato ad inviare truppe in Libia. Da allora, aiuti militari, rinforzi e consiglieri turchi si sono diretti a Tripoli. 

La situazione in Libia arriva a seguito di una serie di vicende militari e politiche che si sono susseguite a partire dal 15 febbraio 2011, giorno dell’inizio della rivoluzione contro il dittatore Muammar Gheddafi, al potere dal 1969. A seguito di un mese di rivolte e azioni di repressione violenta, il 19 marzo del 2011, fu lanciato un intervento militare internazionale in Libia ad opera d’alcuni paesi aderenti all’Organizzazione delle Nazioni Unite, autorizzati dalla risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Tale operazione portò alla caduta del regime di Gheddafi, ma segnò anche l’inizio di un periodo di forte instabilità e lotte di potere interne in Libia. A 9 anni dall’inizio della guerra civile, il Paese Nord africano vive ancora in un clima di violenza e incertezza.

Al momento, esistono due principali schieramenti in Libia. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, che è riconosciuto dall’ONU. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, il cui Esercito di Liberazione Nazionale (LNA) è guidato dal generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk ha ricevuto, in modo più o meno palese, il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania, Russia e Francia. Tra questi Paesi, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Invece, tutta l’Unione Europea riconosce la legittimità del governo di Tripoli, ma questo è sostenuto, in particolare, da Italia, Qatar e Turchia. Infine, gli Stati Uniti hanno un buon rapporto con il generale di Tobruk, ma dichiarano di supportare una soluzione politica al conflitto e di riconoscere il governo di Tripoli. Da parte sua, Haftar, che controlla buona parte del Paese, continua a ricercare una vittoria militare in Libia. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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