Cipro: arrivano i militari degli Stati Uniti, è una missione umanitaria

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 12:36 in Cipro USA e Canada

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Il ministro della Difesa di Cipro, Savvas Angelides, ha confermato la presenza di una task force delle Forze Armate degli Stati Uniti, specificando tuttavia che questi sono giunti in virtù di una missione umanitaria e non militare.

È quanto rivelato, giovedì 20 febbraio, da Xinhua, il quale ha altresì aggiunto che le parole di Angelides giungono in risposta a un report diffuso dalla stampa, il quale aveva reso noto che 500 militari statunitensi erano stati inviati in una base aerea situata nella porzione occidentale di Cipro. Il ministro della Difesa di Nicosia, tuttavia, ha precisato che il numero di militari inviati dagli Stati Uniti è inferiore a quanto riportato nel report.

In aggiunta, Angelides ha annunciato che Washington ha richiesto la predisposizione di strutture dove trasferire una task force degli Stati Uniti, la quale dovrà occuparsi dell’evacuazione del personale americano in missione nei Paesi del Medio Oriente.

Ciò, ha specificato il ministro cipriota, era già stato rivelato lo scorso 8 gennaio, quando Cipro aveva dato il suo consenso agli Stati Uniti per l’invio di una missione umanitaria temporanea. Il mandato di tale missione, così come lo status, ha sottolineato Angelides, non hanno subito modifiche nel tempo.

L’arrivo del contingente statunitense poteva rappresentare un fattore di preoccupazione, essendo questo giunto nel clima di tensioni tra Cipro e la Turchia, accusata da Nicosia di essere uno “Stato pirata” che viola il diritto internazionale a seguito dei suoi rinnovati tentativi di ricerca di gas naturale all’interno di acque i cui diritti economici appartengono a Cipro.

Più nello specifico, le trivellazioni condotte da Ankara a largo delle coste di Cipro sono state oggetto di numerose contestazioni da parte della comunità internazionale sin dallo scorso 3 maggio, quando Ankara aveva inviato la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest di Cipro. Il 2 giugno, la Turchia aveva inviato una seconda nave da perforazione,  la Yavuz, all’interno di un’altra area al centro di una disputa territoriale tra Turchia e Cipro. Lo scorso 18 settembre, la Yavuz aveva abbandonato le acque a largo di Cipro per far rifornimento al porto turco di Tasucu, nella provincia di Mersin, nell’area meridionale della Turchia, ma era tornata attiva lo scorso 5 ottobre. Stando alle ultime rivelazioni, la Yavuz si trova attualmente all’interno del blocco 8, un’area situata a Sud di Cipro, le cui licenze di esplorazione erano già state affidate a compagnie petrolifere italiane e francesi.

La disputa sui diritti minerari nelle acque orientali del Mar Mediterraneo si colloca inoltre al centro della più ampia questione cipriota, ossia la controversia tra Cipro e Turchia sulla sovranità dell’isola. Nello specifico, Ankara non riconosce la sovranità di Nicosia, Paese membro dell’UE, e non essendo Cipro uno Stato sovrano, a detta della Turchia, questo non dispone dei diritti per condurre esplorazioni energetiche nelle acque a largo dell’isola.

In tale contesto, Cipro cerca di rafforzare il proprio sistema di alleanze, sia attraverso acquisti, sia conducendo esercitazioni militari congiunte. In particolare, Cipro si è rivolta alla Francia, come già emerso lo scorso 10 febbraio, quando il Ministero della Difesa di Cipro aveva annunciato l’acquisto di 240 milioni di euro di armi da Parigi. A tale riguardo, un settimanale francese aveva ha rivelato che si trattava di missili Mistral, i quali sono terra-aria, ed Exocet, con funzione antinave. Poco dopo, il 17 febbraio, Cipro ha avviato una esercitazione militare con la Francia, impiegando le forze dell’Aviazione e il giorno successivo il ministro della Difesa della Francia, Florence Parly, si è recata in visita ufficiale a Cipro, dove ha incontrato il suo omologo, Savvas Angelides.

A tale riguardo, in una intervista rilasciata a Bloomberg il 16 febbraio, ripresa da Ekathimerini, il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, ha dichiarato che l’incremento della presenza della Francia innalza speranze in merito all’aumento dell’impegno dell’Europa nel Mediterraneo orientale e nelle dispute regionali.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, invece, il presidente, Donald Trump, aveva, lo scorso 20 dicembre, firmato la Legge sul Mediterraneo Orientale. Tale misura confermava la presenza di interessi strategici e securitari degli Stati Uniti nella regione del Mediterraneo orientale, teatro di tensioni tra Atene e Nicosia da un lato e Ankara dall’altro.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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