Aree di Crisi: il vertice tra Italia e Commissione Europea

Pubblicato il 20 febbraio 2020 alle 19:15 in Europa Italia

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Il viceministro degli Affari Esteri dell’Italia, Emanuela Del Re, si è recata a Bruxelles, dove ha incontrato il Commissario Europeo per la Gestione delle Crisi e l’aiuto umanitario, Janez Lenarcic.

Al centro del vertice, secondo quanto rivelato in una nota diffusa dal Ministero degli Esteri dell’Italia, i principali teatri di crisi, come la Libia, il Corno d’Africa e il Sahel.

Per quanto riguarda la Libia, Del Re ha dichiarato di auspicare che la Commissione Europea mostri un maggiore impegno in materia umanitaria. Ciò, ha dichiarato Del Re, vale anche per altre aree, considerate prioritarie per la Cooperazione allo sviluppo, come il Corno d’Africa e il Sahel.

In tale ottica, ha rivelato la Farnesina, Del Re e Lenaric hanno discusso delle possibili modalità di collaborazione volte a contribuire alla promozione di un approccio integrato che preveda il “triplice nesso” richiesto dalle Nazioni Unite, ovvero l’aspetto umanitario, lo sviluppo e la Pace.

La Libia, il Corno d’Africa e il Sahel sono tre delle aree di interesse strategico dell’Italia. Nello specifico, l’interesse nazionale è condensato nel “Mediterraneo allargato”, un’area comprensiva di quattro regioni geografiche: MENA, Sahel, Corno d’Africa e Balcani. Il Mediterraneo allargato, si legge nel documento programmatico del Ministero della Difesa di Roma, chiama in causa il tema dell’immigrazione, della sicurezza energetica e dell’ottenimento di materie prime, fattori che rendono la stabilità di tale area una “esigenza vitale” del Paese.

Per quanto riguarda la Libia, il Paese vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Da parte sua, l’Italia ha più volte ribadito di ritenere che la soluzione al conflitto libico non possa essere militare, motivo per cui l’unica strada percorribile per trovare una soluzione al conflitto libico sia l’adozione di dialogo e diplomazia. In aggiunta, l’Italia, ha rivelato il Ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, in occasione della sua ultima visita in Libia, avvenuta il 13 febbraio sta lavorando affinché questa strada sia percorsa da entrambe le parti coinvolte nel conflitto, nel rispetto dei risultati raggiunti con la Conferenza di Berlino dello scorso 19 gennaio. Al termine di tale conferenza sono state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, in termini economici, politici e militari, ribadendo in ogni caso la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

A rivestire importanza per l’Italia è anche la regione africana del Sahel, fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a Ovest e il Mar Rosso a Est. Dal 2001, la regione è in balia di numerosi gruppi terroristici jihadisti, che si concentrano nella parte Nord-occidentale della regione. I principali gruppi armati che operano sul territorio sono tre: al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), Ansar al-Din e il Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad. A tale riguardo, Guerini ha annunciato di voler ridisegnare l’impegno dell’Italia e incrementare la cooperazione con la Francia.

Anche nel Corno d’Africa l’impegno italiano potrà essere rivisto. In tale regione, l’Italia è impegnata in azioni di addestramento e formazione in loco, ma soprattutto svolge un ruolo di rilievo con il contingente schierato nell’ambito della missione EUTM Somalia, di cui l’Italia è tra i principali Stati sostenitori ed è al comando dal 2014.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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