Segretario di Stato degli USA in visita in Arabia Saudita

Pubblicato il 19 febbraio 2020 alle 18:17 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, è arrivato in Arabia Saudita per discutere di questioni relative alla sicurezza regionale e alla minaccia iraniana, ma affronterà anche il tema della tutela dei diritti umani nel Regno. 

Pompeo è atterrato in Arabia Saudita il 19 febbraio, dopo un viaggio in Africa. Il segretario di Stato ha programmato una serie di incontri con il re Salman e il principe ereditario, Mohammed bin Salman, nei prossimi 2 giorni, durante i quali solleverà anche questioni economiche e relative alla tutela dei diritti umani. Nello specifico, 5 senatori democratici, insieme al presidente della Commissione per gli Affari Esteri della Camera, hanno esortato Pompeo a fare domande riguardo al caso giudiziario del medico saudita-statunitense, Walid Fitaihi, che è stato arrestato nel 2017 nell’ambito di una campagna anti-corruzione. I rappresentanti statunitensi hanno anche chiesto che il divieto di entrare nel Regno imposto alla famiglia di Fitaihi venga revocato. 

Per quanto riguarda i rapporti con l’Iran, l’Arabia Saudita ha appoggiato gli sforzi dell’amministrazione Trump per contrastare il ruolo di Teheran nella regione mediorientale, ma ha messo in guardia gli Stati Unti di fronte alle possibili ritorsioni iraniane. “Non abbiamo fretta, la campagna di pressione continua. Non è solo una campagna di pressione economica”, ha dichiarato Pompeo prima di salire sul suo volo per Riad. “È anche una campagna di isolamento diplomatico”, ha aggiunto il segretario di Stato degli USA. “Passeremo molto tempo a parlare di problemi relativi alla sicurezza, in particolare le minacce poste dalla Repubblica Islamica dell’Iran, ma discuteremo anche di una vasta gamma di altri argomenti”, ha specificato.

Inoltre, la visita di Pompeo arriva circa 3 settimane dopo che il presidente Donald Trump ha svelato il suo tanto atteso Piano per la Pace in Medio Oriente, il 28 gennaio. Gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e il Qatar hanno inizialmente elogiato il progettoL’Arabia Saudita, nello specifico, è stata ringraziata dalla Casa Bianca nel documento stesso, per la sua collaborazione nel processo di stesura. Quando i punti principali dell’iniziativa sono stati svelati, Riad ha affermato di aver “apprezzato” gli sforzi di Trump e che tale proposta poteva essere un punto di partenza per colloqui diretti tra Israele e palestinesi. Tali posizioni hanno causato una reazione di critica molto forte da parte della Turchia, che accusava Riad di aver tradito la Palestina. In seguito, c’è stato un cambio di posizione e, il 1 febbraio, la Lega Araba, un’organizzazione internazionale di cui l’Arabia Saudita è un membro molto rilevante, nonché fondatore, ha rilasciato un comunicato in cui rigettava il Piano per la Pace in Medio Oriente. La Lega Araba non collaborerà con gli Stati Uniti per eseguire il piano, si legge nel documento, che invita, inoltre, Israele a non attuare l’iniziativa con la forza. 

Il clima tra Washington e Teheran è particolarmente teso, a seguito di alcuni episodi susseguitesi dall’inizio del 2020. Tra i più gravi, ricordiamo l’attacco statunitense contro l’aeroporto internazionale di Baghdad, il 3 gennaio, che ha causato la morte del generale iraniano, Qassem Soleimani. Di conseguenza, nelle prime ore dell’8 gennaio, 2 basi militari situate nelle regioni irachene di Erbil e al-Anbar, che ospitavano soldati statunitensi, sono state colpite da una serie di missili, lanciati da Teheran. L’attacco non ha causato vittime, ma, a detta del Pentagono, lesioni cerebrali per quasi 100 soldati statunitensi. Washington ha quindi risposto imponendo ulteriori sanzioni economiche contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Il 16 febbraio, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha affermato che il suo Paese non cederà alle pressioni statunitensi e che le negoziazioni con i rappresentanti degli USA sono escluse.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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