Rep. Centrafricana: 12 ribelli uccisi in uno scontro con le truppe ONU

Pubblicato il 19 febbraio 2020 alle 14:46 in Africa Repubblica Centrafricana

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Almeno 12 membri di un gruppo armato della Repubblica Centrafricana sono stati uccisi in uno scontro con le truppe governative e gli agenti della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite (MINUSCA). I ribelli, appartenenti al Fronte popolare per la rinascita della Repubblica Centrafricana (FPRC), sono stati affrontati dalle forze di sicurezza presenti sul luogo mentre cercavano di entrare nella città di Birao, nel Nord-Est del Paese. É quanto ha reso noto il governo di Bangui, mercoledì 19 febbraio, specificando che i combattimenti si sono svolti nella giornata di domenica. Nella dichiarazione, si chiarisce anche che il gruppo armato è stato respinto e che l’operazione ha avuto successo. La missione delle Nazioni Unite, da parte sua, ha emesso un altro comunicato, in cui si legge che i militanti erano “pesantemente armati” e che 12 di loro sono stati “eliminati”.

Il Fronte popolare per la rinascita della Repubblica Centrafricana è uno dei maggiori gruppi armati del Paese, il cui territorio è in gran parte controllato da milizie ribelli. La città di Birao è attualmente sotto il controllo del Movimento di liberazione per la giustizia della Repubblica Centrafricana (Mlcj), una formazione rivale che, periodicamente, si scontra con i combattenti del Fronte. Secondo quanto riferito da un portavoce delle Nazioni Unite, Vladimir Monteiro, il 13 febbraio MINUSCA aveva chiesto alla Francia di inviare aerei da guerra su Birao per dissuadere l’FPRC dal realizzare un attacco.

Le tensioni nel Paese sono iniziate nel 2013, a seguito di un colpo di Stato delle milizie musulmane Seleka. Questi ultimi hanno deposto il presidente François Bozize, che era salito al potere a sua volta con un colpo di Stato, nel 2003. La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, effettuata il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. Dopo la fuga di Bozize, il leader dei Seleka, Michel Djotodia, si è autoproclamato presidente e il proseguire delle violenze ha provocato, verso la fine del 2013, l’intervento militare della Francia, avallato da un mandato delle Nazioni Unite. La forza di peacekeeping dell’ONU, MINUSCA, è stata dispiegata e, a seguito delle elezioni del 2016, Faustin-Archange Touadéra è stato nominato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non avrebbe più recuperato il controllo di alcuni territori, che rimangono in mano alle milizie armate. Nel febbraio 2019, il governo ha fatto il suo ottavo e ultimo tentativo di raggiungere una pace duratura, stipulando un accordo con 14 gruppi ribelli che controllano gran parte del territorio nazionale. Tuttavia, da quel momento, la situazione non è ancora migliorata. 

A seguito dell’indipendenza dalla Francia, avvenuta nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha vissuto lunghi anni di instabilità. Nonostante il Paese sia ricco di diamanti, oro e petrolio, rimane uno dei più poveri del globo, con il 4° PIL pro capite più basso al mondo. La sua economia ha subito una grave crisi nel 2012, durante il quale la crescita è stata pari al -36%, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. Secondo il Global Terrorism Index Report del 2019, la Repubblica Centrafricana è il 14° Paese al mondo per impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,62 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie Anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.7 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, conta circa 12.000 unità e fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio. A dicembre 2020, sono previste nuove elezioni presidenziali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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