Pompeo in Etiopia: sulla diga africana nessuna pressione

Pubblicato il 19 febbraio 2020 alle 12:03 in Etiopia USA e Canada

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Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha detto che ci potrebbero volere ancora mesi prima che la disputa tra Egitto ed Etiopia, sulla costruzione della grande diga africana, possa risolversi. Gli Stati Uniti, ha specificato Pompeo, non intendono mettere pressione su Addis Abeba e non vogliono cercare di imporre una soluzione dall’alto.

Le dichiarazioni del Segretario di Stato giungono a margine di una conferenza stampa, tenutasi nella capitale etiope, martedì 18 febbraio, in cui è stato ribadito che il ruolo da mediatore assunto dagli Stati Uniti nella controversia ha l’obiettivo di offrire ai Paesi africani l’opportunità di risolvere tutte le divergenze. L’ultimo incontro tra i leader di Egitto, Etiopia e Sudan, anch’esso coinvolto nella costruzione della diga, si è tenuto la settimana scorsa, tra il 12 e il 13 febbraio, a Washington. Anche in tale occasione, come negli incontri precedenti, le parti non sono riuscite a raggiungere un accordo conclusivo.

La questione della grande diga africana, meglio conosciuta con l’acronimo GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam), è da tempo motivo di tensione soprattutto tra Egitto ed Etiopia. Quest’ultima ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il più grande del continente, nel 2011 ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito alla diga, che, a suo avviso, potrebbe rischiare di intaccare il fabbisogno idrico del Paese, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico è essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e, potenzialmente, potrebbe essere in grado di favorire lo sviluppo di tutta la regione. Il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Per quanto riguarda l’accordo che gli Stati Uniti stanno aiutando i tre Paesi africani a sottoscrivere, Pompeo ha detto, durante l’incontro di martedì ad Addis Abeba: “Ci stiamo lavorando e l’elemento finale dell’intesa sta per essere finalizzato. Ci resta ancora del lavoro da fare però”. Il segretario di Stato ha poi assicurato: “Nei prossimi mesi troveremo una soluzione, sono ottimista“. Anche il presidente americano Donald Trump ha affermato che è prioritario collaborare con Etiopia, Egitto e Sudan per “ottenere un buon risultato e mediare efficacemente”.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Da quel momento, sono stati 7 gli incontri tenutisi negli Stati Uniti in merito alla GERD.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili 

di Redazione

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