Ministro degli Esteri algerino a Tripoli: offensiva di Haftar “inaccettabile”

Pubblicato il 19 febbraio 2020 alle 9:28 in Algeria Libia

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Il ministro degli Esteri algerino, Sabri Boukadoum, è volato in Libia, martedì 18 febbraio, per incontrare vari esponenti del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, tra cui il suo omologo, Mohammed Taher Siala, e il primo ministro Fayez al-Sarraj. Quest’ultimo ha avuto modo di ribadire, in tale occasione, che la pace in Libia non potrà essere raggiunta senza una definitiva cessazione di tutte le ostilità. “Parlare di pace è inutile senza mettere fine alle offensive, far ritornare nelle proprie case gli sfollati e garantire la sicurezza della capitale”, ha dichiarato Sarraj in presenza di Boukadoum.

Secondo quanto riferito dal suo Ufficio informazioni, il premier di Tripoli, nonché capo del Consiglio presidenziale della capitale, ha ringraziato l’Algeria per i suoi sforzi diplomatici e politici a favore della stabilità. I due Paesi, a detta di Sarraj, sono legati da “profondi legami fraterni”. Da parte sua, il ministro degli Esteri algerino ha ribadito che la sua nazione continuerà a supportare il governo di Tripoli e a rifiutare “categoricamente” qualsiasi offensiva compiuta dall’Esercito Nazionale Libico e dal suo comandante, Khalifa Haftar, contro la capitale. Boukadoum ha altresì sottolineato che non ci può essere soluzione militare alla crisi e che l’Algeria si impegnerà al massimo per cercare di favorire la fine della guerra. Sarraj, tuttavia, ha ricordato che le violazioni del cessate il fuoco, da parte delle forze di Haftar e dei suoi alleati, avvengono quotidianamente e i presupposti necessari a mettere in azione gli impegni stabiliti alla Conferenza di Berlino continuano a non essere sufficienti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i dati sulle vittime dell’offensiva di Tripoli, iniziata ad aprile 2019, sono arrivati a contare oltre 1.000 morti e almeno 5.500 feriti.

Solo qualche giorno prima, il 5 febbraio, Boukadoum aveva incontrato a Bengasi l’uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar. I due avevano tenuto una lunga discussione nel quartier generale dell’LNA, situato a al-Rajma, ad Est di Bengasi. L’incontro si era incentrato sul ruolo dell’Algeria nel supportare il processo di ripristino della stabilità in Libia e nella definizione degli sforzi congiunti nella lotta al terrorismo e al crimine. Secondo quanto rivelato dall’Ufficio informazioni del comando generale dell’LNA, Haftar aveva valutato molto positivamente l’impegno dell’Algeria nel cercare di trovare una soluzione alla crisi libica e aveva elogiato la sua ferma posizione nei confronti della questione, sottolineando ulteriormente l’importanza del popolo algerino e delle loro preoccupazioni nei confronti del popolo libico.

L’Algeria, che condivide con la Libia circa 1.000 km di confine, sta cercando di imporsi come mediatore chiave nella risoluzione della questione libica, che mette a rischio l’intera stabilità regionale. Il 23 gennaio, Algeri ha ospitato un incontro tra i ministri degli Esteri di 6 Paesi africani, ovvero Egitto, Tunisia, Sudan, Ciad, Mali e Niger, per cercare di favorire la pace nel Nordafrica e l’inclusione di tutti i vicini della Libia nei negoziati sulla fine del conflitto.

In tale quadro, il presidente algerino Tebboune, a inizio gennaio, ha espresso un forte desiderio di allontanarsi da qualsiasi soluzione militare in Libia, invitando tutti i Paesi e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, facendo rispettare un cessate il fuoco immediato e ponendo fine all’escalation militare a Tripoli. Per i leader algerini, la Libia rappresenta un’opportunità per guadagnare legittimità internazionale dopo la caduta di Bouteflika e del vecchio regime. Tebboune, dal canto suo, sta provando ad utilizzare il conflitto per rafforzare la sua posizione e il suo ruolo istituzionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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