Migranti: continuano le emergenze in Bosnia

Pubblicato il 19 febbraio 2020 alle 10:53 in Balcani Immigrazione

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Le autorità locali della Bosnia, nei pressi del confine con la Croazia, hanno rivelato che non vi è coordinazione tra lo Stato centrale e i cantoni nelle misure tese a fronteggiare la crisi in materia di immigrazione clandestina di cui è teatro il Paese.

È quanto annunciato da ANSAmed, il quale ha altresì rivelato, riprendendo i dati presentati dal ministro della Sicurezza, Fahrudin Radoncic, che attualmente i migranti in Bosnia risultano essere circa 5.000, di cui 3.500 in centri di accoglienza. I restanti 1.500, ha specificato il sito di informazione, hanno trovato rifugio in abitazioni private, nel caso in cui siano partiti con denaro a sufficienza, oppure in strutture abbandonate nei centri delle città.

In tale clima, in Bosnia si è verificato un aumento del numero di crimini commessi dai migranti, ma ciò nonostante, il Paese non dispone di fondi necessari per incrementare il personale di polizia.

In crescita anche il numero degli arrivi dei migranti, attualmente stimati a circa 80 al giorno. Tuttavia, il presidente del cantone di Una Sana, al confine con la Croazia, ha dichiarato che “il peggio deve ancora venire”.

Secondo quanto reso noto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), la Bosnia ed Erzegovina si trova nello snodo migratorio tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest. Ad oggi, rende noto l’IOM, il ritorno delle persone disperse e l’aumento delle cifre relative all’immigrazione clandestina, soprattutto in riferimento al traffico e alla tratta di migranti, fanno sì che l’immigrazione rappresenti una delle maggiori sfide al recupero e allo sviluppo della Bosnia ed Erzegovina del dopoguerra.

Per quanto riguarda il 2019, l’IOM ha rivelato che in tale anno 29.232 migranti si sono registrati nel Paese balcanico, ma ha aggiunto che la maggior parte ha intenzione di spostarsi altrove.

La principale meta dei migranti sembra essere la Croazia, motivo per cui molti si concentrano nell’area nord-occidentale della Bosnia, al confine con l’UE. Tuttavia, i migranti hanno riportato di aver subito violenza da parte della polizia croata, accusata anche di dar fuoco agli abiti dei migranti e di sequestrare i loro telefoni cellulari. Da parte sua, la Croazia ha smentito tali accuse.

Una delle aree più colpite del Paese è Velika Kladusa, a ridosso del confine con la Croazia, dove sono in centinaia i migranti che soggiornano in capannoni abbandonati. La posizione di Velika Kladusa, sottolinea ANSAmed, è strategica. Da lì i migranti possono tentare più volte di oltrepassare il confine, dal momento che solo alcuni ci riescono, mentre altri, respinti alla frontiera, sono costretti a riprovarci. Nella cittadina si trova il centro di accoglienza Miral, ma secondo i dati riportati, le autorità stimano che nel territorio comunale via sia oltre il doppio dei migranti ospitati dal centro.

Nello specifico, la struttura di Miral si trova nella cittadina di Velika Kladusa, a circa 10 chilometri dal confine con la Croazia. Stando a quando rivelato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, il centro era stato inaugurato nell’ottobre 2018 ed era stato immaginato per accogliere principalmente uomini giunti in Bosnia senza le loro famiglie. Il centro è stato predisposto per accogliere circa 700 migranti, ma al momento risultano esservene 1.000.

Anche il cantone di Una Sana, soprattutto l’area di Bihac, nell’Ovest della Bosnia, risulta particolarmente colpito dal fenomeno migratorio. In tale zona si trovava Vucjak, un campo profughi sorto nel 2019, in modo improvvisato, su volere delle autorità locali. Si trattava di una ex discarica situata nei pressi di un campo contaminato dalle mine nel Nord-Ovest della Bosnia, nei pressi del confine con la Croazia. Tuttavia, dopo i frequenti richiami da parte della comunità internazionale, il centro era stato abbattuto.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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