Il Libano e la crisi finanziaria: che cosa sta succedendo

Pubblicato il 19 febbraio 2020 alle 16:59 in Libano Medio Oriente

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Secondo quanto rivelato dall’agenzia di rating Fitch, è probabile che il Libano ricorra ad un accordo di ristrutturazione del debito e del settore finanziario per far fronte al calo delle riserve di valuta estera. Nel frattempo, il valore del dollaro continua ad assistere a continue fluttuazioni.

Secondo quanto affermato dal New York Times, il rapporto dell’agenzia di rating giunge mentre i funzionari libanesi stanno discutendo se pagare o meno 1.2 miliardi di dollari di Eurobond, con scadenza il 9 marzo, mentre si cercano soluzioni per far fronte alla peggiore crisi economica vissuta dal Libano sin dalla guerra civile verificatasi tra il 1975 ed il 1990. Tale quadro continua ad essere un motivo di preoccupazione sia per le autorità sia per la popolazione libanese. Alcuni ritengono che le quote rimanenti di valuta estera debbano essere impiegate per pagare le importazioni di beni di prima necessità come grano, medicine e carburante. Nel frattempo, come riportato altresì dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, le banche continuano ad effettuare controlli sui trasferimenti di denaro all’estero e ed imporre condizioni sui capitali per gestire l’esaurimento di valuta estera.

Per il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, la ristrutturazione del debito rappresenta una delle mosse ritenute, al momento, più efficaci per far fronte alla difficile situazione economica e finanziaria e per pagare le obbligazioni internazionali in scadenza nel 2020, pari a 2.5 miliardi di dollari. Tutto ciò, però, non impedirà al Libano di riscontrare problemi in futuro, nel caso si ritrovi a dover richiedere prestiti internazionali. Parallelamente, il dollaro ha assistito a forti fluttuazioni. Il valore massimo è salito a 2490 sterline il 17 febbraio, con una perdita per la sterlina libanese di oltre il 68% del suo valore rispetto al tasso di cambio ufficiale. La sterlina era, invece, in aumento rispetto alle 2370 sterline del 15 febbraio, e in diminuzione rispetto al 18 febbraio, quando ha raggiunto 2420 sterline.

A complicare ulteriormente il quadro economico libanese è l’aumento del tasso di disoccupazione. Secondo i dati della società Infopro, tra ottobre e novembre 2019, circa 220mila cittadini hanno perso il proprio posto di lavoro, in particolare nei settori del turismo, commercio, industria, servizi e commercio al dettaglio. Inoltre, il 20% delle aziende libanesi è stato costretto a chiudere i battenti. Ciò, per alcuni, rischia di esacerbare ulteriormente non solo il panorama economico ma anche quello sociale.

Secondo Fitch, il valore lordo delle attività in valuta estera della Banca centrale libanese, sebbene in declino, è sufficiente a consentire al Paese di pagare il debito estero nel 2020 e nel 2021, a condizione che il capitale continui ad essere sottoposto a controlli. Inoltre, il fabbisogno finanziario estero lordo del Libano ammonta a meno di 10 miliardi di dollari all’anno per il 2020 e il 2021, mentre la Banca centrale dispone di 29 miliardi di dollari di riserve in valuta estera. Tuttavia, a detta dell’agenzia, la capacità di pagamento del Libano potrebbe comunque esautorarsi a lungo termine.

Il Libano ha registrato uno dei rapporti debito / PIL più alti al mondo, attestandosi a circa 87 miliardi di dollari, pari a più del 150% del PIL del Paese. La maggior parte del debito è detenuto da istituti di credito locali, ma si teme che, in caso di insolvenza, alcuni investitori stranieri possano intraprendere azioni legali. In tale quadro, il presidente libanese, Michel Aoun, ha affermato, il 18 febbraio, che il governo sta lavorando per limitare gli effetti della crisi, aggiungendo che, nei prossimi giorni, una delegazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) si recherà in Libano, con l’obiettivo di fornire consigli sulla base della propria esperienza tecnica.

Secondo un’economista della Lebanese University, Jassem Ajaka, il FMI rappresenta l’ultima risorsa per il Libano, in quanto potrebbe fornire prestiti a basso interesse, ma ciò lo autorizzerebbe altresì a interferire con le politiche fiscali e finanziarie del Paese. Ciò si rifletterebbe, a detta di Ajaka, in riforme estremamente dure per la popolazione. Il Fondo potrebbe altresì richiedere la privatizzazione di diverse strutture pubbliche, tra cui la Middle East Airlines, le società di telecomunicazioni, come Touch, Alfa e Ogero, i porti di Beirut e Tripoli e l’aeroporto internazionale Rafic Hariri. Vi sarebbero, poi, tasse e commissioni aggiuntive nell’ambito delle riforme strutturali, e il potere d’acquisto potrebbe subirne le conseguenze negative. Inoltre, il tasso di povertà potrebbe aumentare a oltre il 50%. Pertanto, prima di ricorrere ai prestiti del Fondo, bisognerebbe far fronte ad un’ulteriore problematica, ovvero la corruzione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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