Kashmir: 3 terroristi filo-pakistani uccisi dalle forze di sicurezza

Pubblicato il 19 febbraio 2020 alle 18:57 in India Pakistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze di sicurezza del Sud del Kashmir hanno ucciso 3 militanti di un’organizzazione terroristica filo-pakistana, Hizb-ul-Mujahideen, nel villaggio di Tral, il 19 febbraio. 

Le identità dei tre individui sono state rese note. Si tratta di Jehangir Rafiq Wani, Raja Umer Maqbool Bhat e Uzair Ahmed Bhat. Hizb-ul-Mujahideen è un’organizzazione militante filo-pakistana attiva nelle regioni del Jammu e Kashmir, controllate dall’India, che chiede l’annessione di tale aree con il Pakistan. Questa si era recentemente unita ad Ansar Ghazwat-ul-Hind (AGuH), un gruppo islamista affiliato ad Al-Qaeda. La polizia ha riferito che i militanti sono stati uccisi durante uno scontro a fuoco dopo essere stati circondati dalle forze armate durante un’operazione di ricerca nell’area.

Jehangir Rafiq Wani era il capo di Hizbul Mujahideen a Tral, dopo la morte del suo comandante Hammad Khan. Alcune fonti locali hanno riferito che Jehangir si era unito ad AuGH poco prima della scomparsa di Hammad, avvenuta nel mese di gennaio del 2020. Il gruppo terroristico è stato coinvolto in una serie di attacchi terroristici tra cui incendi dolosi e l’uccisione di civili, tra il 2019 e il 2020. Un alto ufficiale delle forze di sicurezza locali ha dichiarato: “Daremo la caccia ai terroristi, in particolare ai massimi dirigenti, per mantenere la valle libera dal terrore”. L’operazione contro i militanti di Hizbul Mujahideen è stata lanciata la sera del 18 febbraio, da una squadra congiunta dell’esercito e della polizia di Tral. 

Il Kashmir è una regione asiatica, a maggioranza musulmana, contesa tra India e Pakistan. L’area è teatro di scontri da decenni, ma vive una situazione di estrema tensione a partire dal  5 agosto 2019, quando il governo indiano ha abolito lo status speciale della parte indiana della regione, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. 

La repressione di agosto 2019 ha suscitato critiche internazionali diffuse. Una di queste è arrivata dalla leader tedesca, Angela Merkel, che ha dichiarato che la situazione in Kashmir “non è sostenibile”. Diplomatici di diversi altri Paesi hanno dichiarato di aver sollevato privatamente preoccupazioni sulla tutela dei diritti umani nella regione. L’accesso all’area per gli osservatori stranieri, compresi diplomatici, gruppi per i diritti e giornalisti, è strettamente controllato. A nessun reporter era stato permesso l’accesso all’area per seguire le proteste a partire da agosto del 2019. Anche oggi, agli inviati stranieri vengono fornite scorte di polizia, apparentemente per la loro stessa sicurezza, secondo quanto ha riferito un diplomatico che ha visitato frequentemente la regione prima di agosto, e raramente ha ottenuto il permesso di viaggiare fuori dalla città principale di Srinagar. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.