Uruguay: Maduro non invitato all’insediamento di Lacalle

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 6:30 in America Latina Uruguay

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Il nuovo governo dell’Uruguay intende mettere subito in chiaro quale sarà la politica estera di Montevideo nei prossimi anni. La diplomazia uruguaiana non inviterà i presidenti di Cuba, Venezuela e Nicaragua all’inaugurazione del presidente eletto, Luis Lacalle Pou, il primo marzo prossimo, segnando così una netta presa di distanza dal chavismo e dai suoi alleati regionali.

I media uruguaiani hanno riferito che la decisione di escludere i cosiddetti socialisti del XXI secolo, Cuba, Venezuela e Nicaragua è nata a causa della mancanza di standard democratici nei loro paesi.

Il ministro degli Esteri nominato, Ernesto Talvi, leader del Partido Colorado, la formazione più liberale della coalizione di centro-destra che ha sostenuto Lacalle Pou al ballottaggio del 24 novembre scorso, ha affermato che l’esclusione di Cuba, Venezuela e Nicaragua è stata effettuata sulla base dell’articolo I della Carta interamericana dei diritti umani.

“I popoli delle Americhe hanno il diritto alla democrazia e i loro governi hanno l’obbligo di promuoverla e difenderla. La democrazia è essenziale per lo sviluppo sociale, politico ed economico dei popoli delle Americhe” – afferma il testo citato da Talvi, che ha spiegato che la decisione di escludere i rappresentanti dei tre paesi socialisti è una “decisione collegiale del team di transizione”.

Ernesto Talvi, ha annunciato, invece, che la presidente ad interim della Bolivia, Jeanine Añez sarà invitata all’evento. Per oltre una settimana la diplomazia di Montevideo ha esitato, scettica sulle credenziali democratiche del nuovo governo di La Paz. Talvi, tuttavia, ha spiegato che: “La Bolivia ha avuto un crollo istituzionale, in cui esiste un governo di transizione che ha annunciato elezioni democratiche per il 3 maggio prossimo, un voto aperto, con osservatori internazionali, questo è stato riconosciuto dall’Unione Europea, quindi lo riconosciamo anche noi” – ha detto.

L’Uruguay, democrazia più solida della regione, è tra i paesi del continente che ha accolto, in relazione al numero di abitanti, il maggior numero di migranti boliviani e venezuelani in fuga dalla crisi che affliggono le loro nazioni.

Secondo quanto riportano i media uruguaiani, il prossimo governo di Montevideo dovrebbe riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela, rompendo definitivamente con Nicolás Maduro e lasciando il cosiddetto meccanismo di Montevideo, il gruppo di contatto internazionale creato proprio dall’Uruguay, con il Messico e alcune nazioni caraibiche, che ha sostenuto un’uscita consensuale alla crisi venezuelana attraverso negoziati con il governo di Nicolás Maduro. Così facendo l’Uruguay si allineerebbe alla politica portata avanti da Brasile, Colombia, Canada e dalla maggior parte dei paesi della regione. 

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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