Turchia: assoluzione di 9 imputati per le proteste di Gezi Park

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 17:54 in Medio Oriente Turchia

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Un tribunale turco ha assolto l’uomo d’affari, Osman Kavala, e altri 8 imputati nel caso che riguarda le proteste di Gezi Park del 2013, che aveva suscitato forti critiche da parte degli alleati occidentali e di numerose organizzazioni per la tutela dei diritti umani.

A seguito della lettura della sentenza, il 18 febbraio, l’aula di tribunale si è riempita di applausi e commozione. Un verdetto di colpevolezza era ritenuto molto probabile, secondo l’agenzia di stampa Reuters. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva chiesto la liberazione immediata di Kavala, sostenendo che non esistevano indizi per accusare il noto filantropo e uomo d’affari turco di aver commesso un reato. L’accusa delle autorità turche era quella di aver tentato di rovesciare il governo organizzando e finanziando proteste contro l’allora premier, Tayyip Recep Erdogan. Kavala, da parte sua, ha negato tali accuse. Il processo era iniziato lunedì 24 giugno 2019 ad Istanbul.

Le proteste a cui si fa riferimento, quelle di Gezi Park, si sono concentrate tra il 28 e il 30 maggio 2013 ed ebbero origine da un sit-in di circa una cinquantina di persone, che si opponevano alla costruzione di un centro commerciale al posto di un parco, che si chiama Gezi, a Istanbul. Le manifestazioni godettero di un’eco nazionale, trasformandosi ben presto in una vera e propria rimostranza di massa contro il governo di Erdogan. In tale occasione, si contarono 10 i morti tra le file dei manifestanti, e circa 8mila altri cittadini rimasero feriti in seguito alla violenta repressione messa in atto dalle autorità turche. Kavala partecipò alle manifestazioni del 2013 e, successivamente, all’inizio del 2017 lanciò un appello ai concittadini turchi, invitandoli a boicottare il referendum costituzionale sul rafforzamento dei poteri del presidente Erdogan.

Il 18 ottobre 2017, Kavala venne arrestato senza che gli venissero comunicate le accuse contro di lui. L’uomo d’affari turco venne poi collegato al tentato golpe del 15 luglio 2016. In tale data, i media turchi riferirono che una parte delle forze armate turche aveva tentato un colpo di Stato per rovesciare il presidente Erdogan e prendere il controllo del Paese. Nella notte tra il 15 e il 16 luglio, i golpisti occuparono alcune aree ad Ankara e a Istanbul, senza però riuscire nel loro intento. Il 16 luglio 2016, infatti, il colpo di stato venne dichiarato fallito. Dal luglio 2016 a oggi, la Turchia ha avviato frequenti opere di repressione del dissenso e purghe statali collegate al tentato golpe, incarcerando circa 77mila persone, licenziando 150mila impiegati pubblici e membri delle forze armate e facendo chiudere dozzine di giornali e canali mediatici. Tutt’ora la polizia di Ankara conduce operazioni contro una presunta rete di persone connesse a Fethullah Gulen, il religioso turco accusato da Erdogan di aver orchestrato il golpe del 2016, il quale si è rifugiato negli Stati Uniti per sfuggire alla condanna di Ankara.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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