Siria: le ultime mosse di Mosca, Ankara e Damasco

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 10:22 in Siria Turchia

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Mosca ha annunciato la ripresa delle operazioni di pattugliamento congiunte con Ankara nella Siria settentrionale, mentre funzionari russi e turchi continuano a discutere per raggiungere un accordo su Idlib. Ad Aleppo, all’alba del 18 febbraio, sono ripresi gli scontri tra le forze del regime e i ribelli.

In particolare, l’annuncio è giunto dal Ministero della Difesa russo, il 17 febbraio, e fa seguito a un’interruzione delle operazioni da parte turca di circa due settimane. Parallelamente, il viceministro degli Esteri turco, Sadat Unal, accompagnato da una delegazione, si è incontrato a Mosca con il suo omologo russo, Sergei Vershinin, viceministro degli affari esteri incaricato degli affari siriani. Il meeting, iniziato il 17 febbraio, continuerà anche il giorno successivo, il 18 febbraio.

Le due parti hanno preso in esame gli ultimi sviluppi verificatisi nella provincia Nord-occidentale di Idlib, sottolineando la necessità di ridurre rapidamente le tensioni sul campo, con il fine di evitare un ulteriore deterioramento della situazione umanitaria. Pertanto, i rappresentanti di Ankara e Mosca hanno discusso delle misure che potrebbero essere adottate per attuare pienamente gli accordi conclusi su Idlib, raggiunti nei colloqui di Sochi, nonché per prevenire le violazioni del cessate il fuoco. Se gli incontri turco-russi falliranno, Ankara si è detta disposta a fare uso della forza per spingere Damasco a ritirarsi dalle aree di Idlib poste sotto il controllo turco, come sancito dall’accordo di Sochi.

Secondo un corrispondente di al-Jazeera a Istanbul, la Turchia non ha fatto commenti sulla ripresa delle operazioni di pattugliamento. Secondo quanto riferito dalle autorità di Ankara, queste erano state fermate in segno di protesta a seguito dell’uccisione dei loro soldati nelle postazioni situate nel Nord della della Siria, mentre il Ministero della Difesa turco aveva affermato che l’interruzione era dovuta solo a considerazioni tecniche e fattori climatici.

Parallelamente, continuano gli scontri e i bombardamenti ad Aleppo, dove, il 16 febbraio, le forze del governo siriano sono riuscite ad avvicinarsi, conquistando circa 95 aree e 30 tra villaggi e municipalità precedentemente controllati dai ribelli. In particolare, tra gli ultimi episodi di violenza, 3 civili sono morti a seguito di attacchi aerei contro il villaggio di Al-Izbimo, nella periferia di Aleppo. I combattimenti tra le forze del regime e dell’opposizione, nelle ultime 24 ore, si sono intensificati soprattutto nell’area di Kafr Sijnah, mentre aerei da guerra russi e siriani hanno continuato a bombardare diverse località della periferia di Idlib e Aleppo, tra cui l’ospedale Al-Fardous e l’ospedale Kinana nella città di Darat Izza.

Il 18 febbraio, gli scontri tra esercito del regime e ribelli hanno interessato l’asse di al-Sheikh Aqil, nella periferia occidentale di Aleppo, causando morti e feriti per entrambe le fazioni. Parallelamente, una manifestazione di ribelli contro il governo siriano ed i suoi alleati ha avuto luogo nella periferia settentrionale di Aleppo, nella città di Azaz. Gruppi filoturchi hanno poi attaccato postazioni dell’esercito del regime nel Nord-Ovest di Aleppo, mentre l’esercito turco ha preso di mira raggruppamenti delle Syrian Democratic Forces (SDF).

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia.

Qui, le forze di Ankara controllano dodici postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”, un’area smilitarizzata volta a favorire il passaggio e l’accoglienza dei civili siriani. Tuttavia, il governo Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, l’ultima enclave dei ribelli, nonostante la presenza di forze straniere.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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